In un modo o nell’altro, la scuola torna a vivere. Da domani saranno solo corsi di recupero, ma è comunque il primo, vero test alla vigilia dell’inizio ufficiale delle lezioni, previsto per il 14 settembre dal ministero dell’Istruzione, anche se non tutte le Regioni rispetteranno la data indicata dalla ministra Lucia Azzolina.

A Bolzano la campanella suonerà il 7, in Friuli il 16, in Sardegna il 22 e in Puglia e Calabria addirittura il 24 settembre. Ma non dovrebbero essere le sole, perché Abruzzo, Campania e Basilicata ci stanno facendo molto più che un pensierino a far slittare di qualche giorno il rientro tra i banchi. Complici due fattori: il nuovo picco di contagi da Coronavirus (il caso di Verbania è emblematico) e le scadenze elettorali (referendum in tutta Italia e in alcuni territorio le Regionali).

La preoccupazione è crescente, soprattutto perché mancano dettagli importanti nel piano di ripresa della scuola. Sul corpo docente, ad esempio. O sui banchi singoli. Ma anche sulle mascherine è ancora in atto una discussione ‘animata’ su come e quando indossarle. Per insegnanti e personale scolastico sarà obbligatoria, ma si va verso la scelta di comperare i dpi con ‘finestra’ trasparente sulle labbra, almeno per gli insegnanti che hanno a che fare con i più piccoli o laddove ci siano studenti con problemi di udito. Il problema più rilevante, però, è quello del tpl: secondo le raccomandazioni del Comitato tecnico-scientifico è meglio viaggiare con occupazione all’80% della capienza. Se ciò non fosse possibile, il Cts suggerisce di non derogare dal limite massimo di 15 minuti per corsa, anche se appare palesemente impossibile.

A rigor di logica, soprattutto pensando alle grandi città. Sarà una corsa contro il tempo mettere a posto i tasselli che ancora mancano, mentre nel Paese il pressing si fa sempre più stretto. Le aspettative di famiglie e nuove generazioni sono un pensiero fisso per chi ha responsabilità istituzionali, a partire dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che infatti ricorda: “La comunità della scuola è risorsa decisiva per il futuro della comunità nazionale, proprio in quanto veicolo insostituibile di socialità per i bambini e i ragazzi: ne comprendiamo ancor più l’importanza dopo le chiusure imposte dalla pandemia”.

Per fissare l’importanza di questo momento, la ministra Azzolina scrive a docenti, dirigenti e personale scolastico una lunga lettera, che parte da un concetto ben preciso: “Stiamo per scrivere, insieme, un capitolo nuovo e determinante nella storia della nostra scuola”. Il tono della missiva è particolarmente acceso, soprattutto per rispondere alle critiche: “Respingeremo sempre con forza le insinuazione che mirano a gettare discredito sulle istituzioni scolastiche e soprattutto su chi ci lavora. Come quelle che danno già per certa una fuga ipotetica di insegnanti delle classi – scrive -. O le narrazioni secondo cui non ci saranno corsi di recupero perché i docenti si rifiutano di farli. Traduzioni semplicistiche che rischiano di fare danno al sistema”. L’esponente M5S garantisce che il lavoro per rinnovare il settore è già in corso, puntando molto sulle risorse che arriveranno dall’Ue con il Recovery Fund. Ma serve la collaborazione di tutti: “Abbiamo una responsabilità storica grande”.

Azzolina è ben consapevole che i riflettori sono puntati tutti su di lei e il suo ministero. Non solo dalle opposizioni – Matteo Salvini e Forza Italia non hanno mai smesso di cannoneggiare sui media, via social network o dalle piazze -, ma anche gli occhi della sua stessa maggioranza saranno puntati su viale Trastevere. Perché d’ora in poi ogni errore, anche il più piccolo, varrà doppio.