“Ho accettato la nomina nel gruppo di lavoro per la ricostituzione della Consulta sulla sicurezza stradale presso il CNEL perché reputo la sicurezza stradale uno dei più importanti indicatori della qualità della vita. Occorre attivarsi per inserire l’educazione stradale in tutte le scuole sin dal prossimo anno scolastico”. Ad affermarlo è il giuslavorista Gabriele Fava, vicepresidente del Consiglio di presidenza della Corte dei conti, commentando la sua nomina nel gruppo di lavoro del CNEL per la ricostituzione della Consulta sulla sicurezza stradale nel quale figurano anche i rappresentanti di Ministero dei Trasporti, del Ministero dell’Interno, di Palazzo Chigi e di ISFORT, oltre ai consiglieri del CNEL.

LE DICHIARAZIONI  – “Rendere sicure le arterie stradali vuol dire anche contribuire a prevenire gli infortuni in itinere sul lavoro. Se registriamo ancora così tanti morti non si può più rinviare. Parlamento e il Governo, nel rispetto delle agende istituzionali, diano avvio all’esame delle proposte di legge presentate del CNEL, scaturite peraltro, da un ciclo di audizioni ed espressione delle parti sociali e forze produttive rappresentate nel Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – aggiunge Fava – Nonostante le tecnologie abbiano fatto enormi passi avanti si continua a morire per incidenti stradali. Una strage che ad ogni weekend assistiamo impotenti. Servono nuove regole e controlli adeguati ai cambiamenti ma anche la promozione di una nuova cultura civica che informi e responsabilizzi i conducenti di veicoli e i pedoni, sulla necessità del rispetto delle norme esistenti attraverso campagne di comunicazione sistematiche. La riforma del Codice della Strada, tranne qualche correttivo, è ferma al 1992″.

“Nel giro di pochi anni, tutto è cambiato, dai veicoli elettrici a quelli alternativi, l’incremento dell’uso delle biciclette, anche a pedalata assistita, nonché la diffusione di mezzi per la mobilità alternativa. Alle novità tecnologiche si aggiunge l’inadeguatezza delle infrastrutture locali e nazionali. Tranne che in pochi casi virtuosi il nostro Paese ha bisogno di un grande piano per la messa in sicurezza delle arterie stradali”, conclude.