L'intervista
Sicurezza sul lavoro, la sola formazione non basta
I dati Inail relativi ai primi otto mesi del 2026 sono segnati in Italia da 498 morti di infortuni occorsi in occasione lavorativa, segnando un aumento del 5,4% rispetto all’anno passato. Da gennaio ad oggi, 11 ottobre 2026, i dati Anmil parlano di 701 lavoratori che hanno perso la vita, compresi quelli in itinere, e le denunce di malattia professionale sono aumentate del 16,3%, arrivando a quota 74.542.
Incontriamo l’avvocato Gianni Scarpato, membro per conto dell’Ordine degli Avvocati di Napoli dell’Osservatorio sulla Sicurezza sul lavoro del Comune di Napoli, responsabile del corso di Diritto Penale Ambientale, già vincitore a Milano del Premio Le Fonti Awards come Miglior Studio Legale in Diritto Penale d’Impresa sicurezza sul lavoro. Tra i suoi assistiti nomi molto noti fino all’ex Ilva uno dei dossier più seguiti del momento.
Avvocato, partiamo da lontano. Come ci si arriva a fare il penalista specializzato in sicurezza sul lavoro?
Il mio è un percorso che ha radici in famiglia. Mio padre lavorava al Dipartimento Investigativo Antimafia, era un servitore dello Stato nel senso più concreto del termine, e in casa il rispetto delle regole non era un argomento di discussione, era l’aria che si respirava. Poi ognuno prende la sua strada: io ho scelto la toga e la difesa, che a qualcuno può sembrare l’altra faccia della medaglia, a me no. Credo che un processo funzioni solo se tutti fanno bene il proprio mestiere, chi accusa, chi giudica e chi difende. Il resto l’ho imparato in aula anche grazie ad un ottimo maestro, l’Avv. Fabrizio Savella.
Tra i suoi assistiti ci sono stati uomini di chiesa, Amministratori di colossi dell’acciaio, aziende pubbliche e private, è impegnato in relazione al Processo della funivia del Faito, difende il Comune di Casoria per il crollo avvenuto a gennaio scorso. Cambia qualcosa difendere persone fisiche e giuridiche così esposte?
Cambia l’attenzione che c’è intorno, non il lavoro. Quando l’assistito è un nome noto, la tentazione è difendersi anche sui giornali, e io non l’ho mai fatto: il mio posto è l’aula, sono le carte, è il confronto con il Pubblico Ministero e con il Giudice. Il metodo resta quello di sempre: studiare tutto, non dare niente per scontato, parlare solo quando serve, e soprattutto per procedimenti ancora in corso parlare poco, magari, solo per rettificare cose non vere a tutela del proprio assistito.
E poi l’ex Ilva, in queste ore di nuovo al centro del dibattito.
È uno di quei dossier in cui il diritto penale, l’ambiente, il lavoro e la politica industriale si toccano di continuo, ed anche nella difesa di questi colossi occorre avere la maturità di non guardare un pezzo solo e capire che dietro ad ogni pezzo di carte ci sono uomini. Ci sono procedimenti, ci sono valutazioni tecniche sugli impianti, ci sono migliaia di lavoratori che aspettano di capire cosa sarà della fabbrica. I sindaci di Genova e Novi Ligure hanno detto che le conseguenze dei ritardi non possono ricadere ancora sui lavoratori, e io credo che sia un punto da cui non si può prescindere. Nei diversi anni vissuti a Taranto ho sempre avuto grande rispetto delle persone seppur, ovviamente, in posizioni opposte. E’ ovvio che ci sono le ispezioni con posizioni spesso contrastanti, gli scioperi ma personalmente ho sempre preferito rispettare le regole, dove la tutela dell’ambiente, della salute e dell’occupazione devono stare insieme. Ho un bel ricordo di tutti gli operatori erano e sono persone di grande competenza tecnica. Non ho un bel ricordo di chi, invece, non conoscendo nulla di quella realtà veniva in stabilimento solo per qualche selfie.
Avvocato Scarpato, parliamo invece di sicurezza sul lavoro, perché così tanti infortuni?
Ovviamente la soluzione non è facile, occorre introdurre il concetto di sicurezza sul lavoro non solo tramite la sanzione ma occorre applicare un reale percorso di crescita culturale proiettato alla prevenzione.
Ci sono tante iniziative, tanto corsi e tante manifestazioni a tutela della sicurezza sul lavoro. Perché tutto questo non basta?
Perché purtroppo ogni attore coinvolto crede che la colpa sia di altri, o del datore di lavoro oppure del lavoratore. Occorre, a mio parere, capire che il lavoro non è un gioco e che ogni mattina siamo tutti esposti e, pertanto, occorre essere tutti uniti. Purtroppo, inoltre, la distrazione e la reiterazione delle attività lavorative prevalgono, a volte, sulla professionalità.
Cosa apprezza della normativa sul lavoro?
Il D. Lgs n.758/1994 ed ovvero la normativa che consente al datore di lavoro di adempiere alla prescrizione impartita dall’ente ispettivo al fine di evitare il procedimento penale; adempiere alla prescrizione significa, a mio parere, realmente tutelare tutta la catena produttiva. Il solo procedimento penale non potrebbe dare uguali risultati, pertanto sono assolutamente favorevole.
E’ utile istituire super Procure specializzate, è utile applicare condanne esemplari?
No, è utile sentirsi tutti attori e svolgere il proprio lavoro con passione capendo che il rischio è quotidiano, ma lavorare con la paura della “futura pena”, a mio parere, non è la giusta soluzione.
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