Il sociologo Domenico De Masi non ha dubbi: il lavoro da remoto proseguirà e quindi anche il fenomeno del south working. La tendenza di migliaia di lavoratori meridionali che a causa dell’emergenza coronavirus hanno lasciato il nord più colpito per tornare al Sud continuando comunque a esercitare la propria professione in smart-working.

“È un merito della pandemia – dice De Masi al Corriere del Mezzogiorno – aver abbattuto il problema del luogo di lavoro. Oggi che sia a cento metri o a cento chilometri non ha più senso. Diciamo che il coronavirus ha accelerato la consapevolezza che stiamo andando verso un mondo destrutturato grazie alle nuove tecnologie”. De Masi aveva cominciato a studiare lo smart working negli anni ’90 quando fondò la Società Italiana Telelavoro (Sit). Una strada dalla quale non si tornerà più indietro, dice.

Soprattutto perché ci sono una serie di vantaggi per il lavoratore e per il datore di lavoro: “Il datore di lavoro si assicura la prestazione del dipendente che avrebbe dovuto pagare di più tenendolo con sé in azienda. Mentre invece il dipendente lavorando nella sua casa natale risparmia tutta una serie di spese vive oltre al tempo che può dedicare alla famiglia, agli amici, ai propri interessi”.

E le città così non si spopoleranno? Niente affatto, secondo De Masi. Anzi: “Milano si spopola perché la gente preferisce andare ad abitare nei paesi vicini, mica per colpa del south working. E se pure fosse, un po’ di decongestione sarebbe tutta guadagnata”.