Soltanto due giorni, era sabato 19 settembre, c’era stata la decisione di riaprire gli stadi della Serie A per consentire l’ingresso di mille tifosi sugli spalti, una prima parzialissima riapertura al pubblico dopo mesi di arene calcistiche (e non solo) deserte per l’emergenza Coronavirus.

Ma a 48 ore di distanza da quella decisione, arrivata dopo un incontro organizzato dal ministro degli Affari regionali Francesco Boccia alla presenza dei ministri Roberto Speranza, Vincenzo Spadafora e del presidente della conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, c’è già chi mette un freno.

Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, ricorda infatti in una intervista al Corriere della Sera che “a chi preme per riaprire gli stadi vorrei ricordare le conseguenze drammatiche che ha avuto Atalanta-Valencia del 19 febbraio scorso”, facendo riferimento al match di Champions League diventato uno dei più noti focolai del virus.

Secondo Miozzo infatti in questo momento “abbiamo altre priorità, pensare di riempire gli spalti sarebbe una follia” e aprire con più di mille spettatori “è in questo particolare momento impensabile”. Il coordinatore del Cts sa delle proteste dei presidenti dei club e della Lega Calcio, visti i danni economici incalcolabili con la chiusura degli stadi, ma il suo “è un discorso da tecnico della Salute e di Protezione civile, poi deve essere la politica a decidere”.

SCUOLA E NUOVO LOCKDOWN – Quanto alla riapertura della scuola, per Miozzo è “ancora troppo presto per dire che l’aumento dei contagi dipende dalla ripartenza della scuola. Ma noi sappiamo che avremo una risalita della curva, l’età media dei positivi che si alza di nuovo perché i contagi stanno aumentando nelle famiglie. Ragazzi che hanno contatti con genitori e nonni”.

Il coordinatore del Cts quindi si sente di escludere la possibilità di un nuovo lockdown. “Ci potranno essere nuove zone rosse, ma la situazione negli ospedali e nelle terapie intensive è al momento ancora sotto controllo”, con un ritorno alla normalità possibile “nella primavera del 2021” se “la sperimentazione del vaccino non subirà altre frenate”.