Alberto Arbasino viaggiò più volte negli Stati Uniti dove incontrò scrittori, critici, attori e registi e, descrivendo i mutevoli spazi a stelle e strisce, creò una vera e propria enciclopedia dell’America, osservata e analizzata con il suo occhio acuto e divertente. Quegli scritti furono raccolti da Adelphi in un grosso volume, America amore, e sempre la casa editrice milanese pubblica oggi un libro, Steve Jobs non abita più qui del giornalista e scrittore Michele Masneri, che sembra rispondere a una domanda suggestiva: cosa avrebbe scritto Arbasino del nuovo centro tecnologico e culturale mondiale, la California?

Masneri non è Arbasino, e onestamente neanche tenta di ricalcarne i tratti, ma si può dire che esiste una comunanza nei due sguardi, letterari, precisi e anche irriverenti, sui costumi che cambiano e che vengono colti in istantanee compiute e perfettamente caratterizzate.
Steve Jobs non abita più qui è un libro particolare, che può trovare posto senza rischio di errore nello scaffale dei libri di viaggio, in quello delle cronache letterarie o in quello delle (più belle) storie del costume. Masneri è partito per la California, e in particolare San Francisco e la Silicon Valley, e nel suo lungo soggiorno ha provato a conoscere e comprendere le inclinazioni, i vizi e le virtù di uno dei luoghi più avanzati al mondo, sia dal punto di vista culturale che tecnologico, regno delle più grandi e influenti aziende del pianeta, da Google a Facebook, ma anche patria prima della libertà dei diritti. Le descrizioni di Masneri sono sempre precise nel mostrare le incongruenze del paese e dei suoi abitanti: sfilano tra le pagine innumerevoli ritratti, dalle miniature di una nuova classe sociale ben precisa, quella degli «startuppari» sempre in cerca di miglioramenti per le loro aziende e del loro primo milione, ma che intanto abitano a San Francisco in pochissimi metri quadrati, alle rappresentazioni ariose e suggestive di grandi personaggi americani.

A quest’ultimo gruppo appartengono le pagine dedicate per esempio al capo di Facebook, Whatsapp, Instagram ecc., Mark Zuckerberg e alla fatica con cui, anche lui, è riuscito a comprare quattro villette a San Francisco e a unirle con grandi lavori edilizi che hanno disturbato non poco il vicinato, o allo scrittore Jonathan Franzen, che vive a Santa Cruz e «davvero non si capisce cosa ci faccia quassù, tra centri di abbronzatura e dentisti e massaggiatori e la nebbia sinistra della sera»: con chi parlerà il massimo scrittore americano («I maligni sostengono che da quando si è trasferito qui, con l’ossessione del bird-watching, non ha più niente da dire e si è un po’ rimbecillito»)? Ma in Steve Jobs non abita più qui si trovano anche descrizioni della comunità Lgbt di San Francisco e del movimento Me too, programmatori Google da qualche centinaia di migliaia di dollari l’anno che vivono alla stregua di homeless per non fare i pendolari ed essere più vicini alla sede, il controverso sistema universitario americano, la vita impossibile di Ceo di grandi aziende, il dramma della casa anche per chi è relativamente benestante, con una certa abbondanza di esistenze in disperata ricerca del successo.

Masneri con questo libro riesce a tratteggiare con grande chiarezza, e attraverso un linguaggio variegato che gioca con il vocabolario italiano e con i tic linguistici inglesi, i prodromi del futuro mondiale che prende forma in California, nei garage di smanettoni (oggi molti di quelli che hanno costruito pezzi del nostro presente sono musei) o nelle grandi aziende digital tech che corteggiano accademici con stipendi da capogiro, non mancando mai di mettere in luce le contraddizioni di un sistema che pare sempre al limite ma che, in realtà, non si fermerà mai («murales e nuovissimi ristoranti almeno vegani, e accanto la via ancora infrequentabile, col morto ammazzato e il proiettile vagante» scrive Masneri di Misiòn, San Francisco). «Quel paese è così interessante, in ogni momento provocherà continuamente emozioni fortissime, dall’irrefrenabile entusiasmo alla disperazione che si finisce per provare ad ogni passo» scrive Arbasino in America amore e in Steve Jobs non abita più qui Masneri ci fa di nuovo provare, brillantemente, i sentimenti descritti dal Maestro.