Gli americani avevano già portato il dentifricio Colgate, la caramella col buco Life Saver, il tostapane e il burro di arachidi ma nel 1954 ci scaricarono il Rapporto Kinsey: tutto sul sesso. Nell’Italia d’allora il sesso era interdetto – come argomento – alla maniera di un paese islamico, o anche cattolico e perfino comunista. Un po’ tutta l’Europa era così. Gli inglesi dicevano che di due cose non si deve parlare esplicitamente: dei servizi segreti e di quel che succede in camera da letto, perché tutti sappiamo di che si tratta e non è proprio il caso di parlarne. invece il Rapporto Kinsey frutto di anni di studio, interviste, filmati, tutto pubblicato sul settimanale italiano Oggi. Uno shock, uno scandalo, una avidità repressa e anche un grande senso di liberazione. Dunque, a quanto pare, tutti in tutto il mondo, uomini donne e gay, copulano, si accoppiano, ma diciamolo pure, scopano. O se preferite si accoppiano, mettetela come vi pare. Si parlava anche di masturbazione con dettagli da far svenire le madamine per bene, e – senza un velo di riguardo, nemmeno allusivo – di rapporti anali. La Chiesa la prese malissimo ma la gente non parlava d’altro. Non per questo si può dire che il 1954 fosse un anno felice. Tutti nodi seguitavano a venire al pettine: il caso Montesi si ingigantiva benché non uscisse fuori nulla e il ministro Attilio Piccioni dovette dimettersi per il coinvolgimento di suo figlio nelle serate con Wilma Montesi, la giovane morta trovata sulla spiaggia.

La storia di Trieste finalmente arrivava a una fine anche diplomatica col passaggio definitivo all’Italia. La Germania smetteva di essere la nazione punita ai margini della comunità – come era accaduto dopo la fine della Prima guerra mondiale, con vessazioni che spianarono la strada ad Hitler– e già esistevano in natura, colpivano paesi e investivano dighe quelle che oggi con orgoglio neolinguistico chiamiamo “bombe d’acqua”. Il 13 gennaio in Austria una bomba d’acqua spianò il villaggio di Blons e uccise duecento abitanti. Nessuno le chiamava così perché i feroci acquazzoni con frane morti e dispersi erano all’ordine del giorno. Era finita l’epopea di Alcide de Gasperi, aveva tentato Amintore Fanfani e fallì, sicché ci provò il ministro di polizia Mario Scelba, l’uomo della “celere” col manganello, ma anche quello che aveva messo al bando ogni possibile riedizione del partito fascista. L’Unione Sovietica perfezionava la sua penetrazione in Egitto appoggiando il nuovo rais Gamal el-Nasser il quale pretenderà da Mosca la gigantesca diga di Assuan, un nuovo esercito fiammante in grado di distruggere Israele e un esercito di istruttori capaci di far funzionare il Paese.

Marilyn Monroe non era ancora considerata la bimba del sesso che diventerà fra poco, ma intanto sposa Joe Di Maggio, un super-palestrato italo-americano eroe nazionale di Baseball. Prossimo talamo, Arthur Miller, intellettuale e commediografo. Si chiude anche, con l’eliminazione di Gaspare Pisciotta (il cognato killer per conto dei carabinieri) la faccenda del bandito Giuliano, chiudendo molte bocche che non potranno mai più raccontare la pazzesca avventura dell’esercito separatista, su cui avevano contato in molti prima di liberarsene per sempre. La Dc palermitana resta turbata e spaccata e molti anni più tardi il “resident” del KGB a Roma venne nella Commissione d’inchiesta che presiedevo per raccontarci una serie di spregiudicate operazioni fra americani e russi, condotte in Sicilia e su cui è difficile fare la tara.
I guai grossi cominciano però in Vietnam, una delle colonie francesi nel sud-est asiatico che durante la guerra patriottica contro gli invasori giapponesi si era battuta con valore e che dopo la guerra non aveva alcuna voglia di tornare sotto Parigi.

I francesi non si resero minimamente conto di quel che li aspettava e pensarono di avere di fronte dei guerriglieri “Viet-minh” (che gli americani si chiamarono Vietcong”) e invece si scontrarono con uno dei più poderosi eserciti in uniforme del mondo, armato sia dall’Unione Sovietica che dalla Cina comunista e ben diviso in divisioni, reggimenti e compagnie con un’artiglieria di prim’ordine e per di più affiancato da un esercito partigiano di sostegno in larga parte femminile che aveva portato a spalla su per le montagne, ben smontate, tutte le armi necessarie per la battaglia finale che si combatté sull’altopiano di Dien Bien Phu. La stampa francese criticò in modo sprezzante lo Stato maggiore per l’invio di un vero esercito in Indocina, con quella che sembrava una smisurata potenza di fuoco che aveva spedito in Vietnam per combattere quattro straccioni di guerriglieri nascosti nella giungla.

Capirono troppo tardi di trovarsi nel mezzo di una battaglia campale più simile a quella combattuta fra americani e tedeschi nelle Ardenne che a una scaramuccia coloniale. L’esercito francese vide emergere dall’altissima vegetazione grandi pezzi di artiglieria pesante di fabbricazione russa e cinese. Per l’opinione pubblica francese e poi europea e infine mondiale fu un grande shock. A primi del 1900 una potenza asiatica, il Giappone, aveva vinto e umiliato una potenza europea come la Russia zarista. In Corea gli americani erano stati costretti ad arretrare fino al 38mo parallelo da cui erano partiti, e adesso stava accadendo di nuovo: il più forte esercito continentale europeo era tenuto in scacco in mezzo alla giungla da un esercito modernissimo portato sotto le gallerie ed emerso dal nulla. di cui non avevano idea. La battaglia fu lunga e sanguinosa, ma alla fine i francesi dovettero arrendersi e umiliarsi, chiedere e firmare la propria resa. La cosa più interessante, nel corso di questa guerra, fu il ruolo americano: gli americani che avevano sostenuto lo smantellamento dell’impero britannico e l’indipendenza dell’India e dell’Egitto, adesso parteggiavano più o meno apertamente per i vietnamiti e i cambogiani che smontavano l’impero francese.

Occorreranno quasi dieci anni prima che gli americani decidano, cotto Kennedy, di sostituirsi ai francesi e perdere, dopo altri dieci anni, un’altra guerra sanguinosissima che terminerà con la fuga degli americani da Saigon aggrappati agli elicotteri che decollavano dalla terrazza dell’ambasciata. Ma nel 1954 gli eroi della guerra antifrancese, Ho Chi Minh, Giap e i cinesi Mao e Chu En Lai erano per lo più grandi ammiratori dell’America che aveva vinto la Seconda guerra mondiale, che aveva sostenuto la Cina. Inoltre, il personale politico delle forze anticolonialiste parlava francese e inglese avendo studiato a Parigi ed essendosi formato sul modello del partito comunista francese.
Nello sport il ’54 fu l’anno dell’epico scontro calcistico per la finale dei Mondiali fra Germania Occidentale e Ungheria giocata a Berna il 4 luglio. La Germania vinse 3-2 ma l’eroe celebrato da tutti gli spettatori fu il capitano ungherese Puskas (che fuori dal campo era arrivato al grado militare di colonnello), che segnò tutti i gol della sua squadra, più l’ultimo annullato. E accadde in quel giorno, quasi dieci anni dopo la fine della guerra, qualcosa che dal 1939 non si era più vista: una bandiera tedesca, della Germania occidentale chiamata RFT, salì sul pennone di uno stadio di calcio, accompagnata dalle note dell’inno tedesco. Ciò fece molto piacere ai tedeschi, anche se non entusiasmò il resto del mondo.

Ma in Germania già cresceva una nuova generazione che chiedeva rispetto: noi non siamo i nostri padri, siamo innocenti e non vogliamo portare sulle spalle il peso del passato altrui. Del resto, gli ungheresi di Puskas erano allora i maghi del football per eleganza, intelligenza e capacità di sorprendere. Tutti i ragazzini europei giocavano a calcetto nelle strade minacciandosi il mitico “tiro ungherese”. Puskas dopo Berna tornò in patria come un eroe nazionale, ma quando due anni dopo si trovò in Spagna mentre i carri sovietici entravano a Budapest per schiacciare la rivoluzione antirussa, se ne resterà prudentemente in Spagna per diventare una delle stelle del Real Madrid. Il mondo si stava consolidando, Nikita Krusciov era ancora un oggetto sconosciuto, con quella sua faccia da buon contadino, di cui molti conoscevano il passato di ottimo ufficiale e di uomo fedele a Stalin anche negli anni del terrore. L’idea che l’Europa possa costituire da sola un proprio esercito unito e indipendente da quello americano e russo, fallisce bocciata dal Parlamento francese che non aveva alcuna intenzione di sciogliere la Francia nel resto dell’Europa.

La Francia, come l’Inghilterra vuole la sua propria bomba atomica e la sua indipendenza di manovra, essendo ancora una delle potenze coloniali e per di più subito dopo aver perso una grande colonia in una umiliante sconfitta coloniale, cosa che stava causando un ritorno del nazionalismo e dell’isolazionismo francese, che aveva serpeggiato anche durante l’umiliante occupazione e collaborazione con i tedeschi. Intanto Achille Compagnoni e Lino Lacedelli scalano il K2 con Walter Bonatti guidati da Ardito Desio e tutto il mondo ne parla e sugli schermi del pidocchietto (cinematografi da quattro soldi, generalmente dei preti) tutti vanno a vedere il cinegiornale dell’impresa. Certo, anche la tv ne parla, ma per vedere la tv bisogna ancora stare tutti accatastati in cucina intorno all’enorme tubo catodico, o nei bar dove te lo appendevano sotto il soffitto. Così, quando l’immagine scarrucolava, qualcuno doveva salire sui tavoli e perché non esisteva il telecomando. A fine estate, dopo aver risolto la questione di Trieste tornata all’Italia, dopo aver riammesso la Germania nel salotto buono con la partita contro l’Ungheria e la sua ammissione nella Nato, quando insomma tutti sognavano un autunno mite e glorioso, ecco che arriva la bomba d’acqua. Di quelle catastrofiche fece franare la Costiera Amalfitana da Cava dei Tirreni a Vietri, Maiori, Minori fino a Salerno, causando più di trecento morti e seimila senzatetto. L’Italia del fango e dello smottamento si conferma la vera frontiera italiana. Il Paese non si regge e si inginocchia sotto i mutamenti climatici, ma anche sotto i temporali.

Ma va peggio alla Francia, che non ha ancora digerito la sconfitta indocinese e si trova di nuovo in guerra con la più amata e francesizzata delle sue colonie: l’Algeria, guidata dal Front de Libération National, che alla fine la Francia perderà per referendum e che causerà la più grande trasmigrazione di residenti africani, arabi e coloni, i cosiddetti “Pieds Noirs” sul suolo francese. Ma sarà una lunga e terribile guerra che contorcerà tutta la politica europea e mondiale. È cominciata una nuova era: quella delle guerre non dichiarate, ma guerre di fatto. Le insurrezioni anticoloniali guidano questa nuova tendenza che farà delle guerre e degli eserciti repressivi la nuova costante del futuro mezzo secolo, man mano che tutti i territori coloniali raggiungeranno, almeno nominalmente, l’indipendenza passando per lo più da un regime colonialista a uno dittatoriale.

LA CRONOLOGIA DEGLI EVENTI DEL 1954

3 gennaio – Nasce la Tv in Italia.

14 gennaio – Marilyn Monroe sposa il campione di baseball Joe Di Maggio.

9 febbraio – Gaspare Pisciotta, il luogotenente del bandito Giuliano, viene ucciso con un caffè avvelenato nel carcere dell’Ucciardone.
Si porta nella tomba il segreto sui mandanti della strage di Portella della Ginestra.

23 febbraio – Nasce il primo vaccino contro la poliomielite.

13 marzo – L’esercito vietnamita guidato dal generale Giap sconfigge i francesi nella battaglia di Dien Bien Phu. I francesi son costretti a lasciare il Vietnam.

18 aprile – In Egitto prende il potere Nasser.

4 maggio – Golpe in Uruguay. Prende il potere Alfredo Stroessner che lo manterrà per più di 35 anni.

17 maggio – La corte suprema americana dichiara illegale la segregazione razziale.

4 luglio – Finale dei campionati mondiali di calcio. La grande Ungheria di Puskas viene sconfitta dalla Germania federale. Strascico infinito di polemiche: i tedeschi erano drogati? L’arbitraggio fu pilotato?

31 luglio – Lino Lacedelli, alpinista ampezzano, conquista il K2, cioè la vetta più difficile dell’Himalaya.

18 settembre – Il caso Montesi porta alle dimissioni del ministro degli esteri Attilio Piccioni, perché suo figlio è sospettato di essere stato coinvolto nella morte della giovane trovata senza vita sulla battigia di Torvaianica. Il figlio di Piccioni in realtà non c’entra niente ma gli equilibri nella Dc cambiano per sempre.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.