Perdonatemi la libertà di ricordare l’anno, il 1963, a partire da un fatto privato: il 25 luglio (venti anni dopo quello della caduta del fascismo) nacque la mia prima figlia Sabina in una notte di urgano di fine luglio. Spesi quella notte per aggredire gli scassatissimi telefoni pubblici, in panne per quella che oggi si chiamerebbe una bomba d’acqua e che era soltanto un acquazzone, per dare al mondo la notizia. Poi presi in braccio Sabina che mi stupì per l’aria serena sicché millantai che mi avesse detto: poi mi spiegherai tutto, vero? Dalla finestra della clinica si vedeva la basilica di Santa Sabina da cui scegliemmo quel bel nome romano che poi, a causa di un film di Audrey Hepburn, tutti hanno storpiato in Sabrina, con una “erre”. Pazienza.
Ma il vero evento che sconvolse la vita e la fantasia di tutto il pianeta alla fine di novembre fu l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, leader del mondo occidentale, quello che aveva detto: «Non chiedere al tuo Paese ciò che tu vuoi, ma dì al tuo Paese che cosa sei pronto a dare». Bella frase. Una fucilata secca dalla finestra di una biblioteca scolastica gli fece volare via una scheggia di cranio. La moglie, sbalordita cercò di rimettergliela a posto. Pochi mesi prima, questo americano eroe di guerra, era salito su un palco eretto contro il terribile muro che aveva diviso le famiglie dell’ex capitale tedesca e disse: “Ich bin ein Berliner”, io sono un berlinese. Delirio della folla e del mondo.
Da chi partì l’ordine di uccidere il Presidente, non si è mai saputo malgrado anni di inchiesta. Lee Harvey Oswald, il giovane che lo aveva ucciso con un fucile italiano Carcano modificato, era tornato dall’Unione Sovietica con una moglie russa e fu ammazzato durante un trasferimento in manette davanti alle telecamere con una revolverata sparata da un certo Jack Ruby, malato terminale di cancro. Fidel Castro pronunciò parole beffarde lasciando intendere che Kennedy se l’era cercata. Si disse che il complotto fosse stato ordito dai democratici del Sud di cui il vicepresidente Lyndon Johnson – che successe il giorno stesso a Kennedy giurando su una bibbia sgualcita – era considerato il garante. Secondo questa teoria i razzisti avrebbero eliminato Kennedy per bloccare l’integrazione prevista dal rivoluzionario programma della “nuova frontiera” che avrebbe fatto degli afroamericani dei cittadini con pari diritti in tutti gli Stati, anche nel Sud.
Ma se questo fosse stato il movente, si rivelò sbagliato: Johnson usò il pugno di ferro come avrebbe fatto Kennedy per imporre l’integrazione nelle scuole, nei mezzi pubblici e nei posti di lavoro negli Stati guidati da democratici razzisti appoggiati dal Ku Klux Klan. Contrariamente a quel che molti credono, i repubblicani guidati da Abraham Lincoln furono quelli che scelsero la guerra civile contro i democratici affinché “tutti gli uomini fossero uguali come li ha creati Dio”. Tutti ricordano dove si trovavano quando arrivò la notizia della morte di Kennedy. Io ero a Torino per il mio primo servizio a un convegno di politica internazionale in un consesso di ambasciatori, cattedratici, analisti ed esperti che rimpiangevano la candidatura di Adlai Stevenson, un’autentica “testa d’uovo” famoso per aver detto ai sovietici: «Smetteremo di dire la verità su di voi quando voi smetterete di dire bugie su di noi». Le fucilate dalla biblioteca comunale di Dallas cambiarono sia il corso della storia, che quella immaginaria di ciascuno. Capimmo quanta attenzione meritasse l’America. Jacqueline Kennedy indossò per due giorni il vestito rosa macchiato di sangue e fu per questo molto biasimata. Ebbe inizio il più grande romanzo popolare collettivo di ogni tempo: un romanzo senza finale ma con infiniti colpi di scena. Qualcosa di simile capiterà a noi italiani sei anni dopo con la strage di piazza Fontana del 12 dicembre del 1969, la morte dell’anarchico Pinelli precipitato dalla finestra della Questura, la teoria della “Strage di Stato”, con una mente già allenata dai delitti e dai complotti americani, con i servizi segreti deviati e gruppi eversivi dati genericamente per “fascisti” anche quando erano legati alla rete del KGB sovietico non meno potente della Cia. Il mondo, con l’America, aveva vissuto la morte del Presidente, poi di suo fratello Bob, quella di Martin Luther King che nel 1963 aveva pronunciato il suo spettacolare e storico discorso «I have a dream: ho sognato che questo Paese potrà mettere in pratica i suoi principi di eguaglianza visto che tutti gli uomini sono stati creati uguali». Fucilato. Come Malcolm X.
L’Unione Sovietica nel 1963 confermò il suo primato spaziale spedendo in orbita la prima donna in tuta da astronauta: Valentina Tereshkova. Ma fu anche l’anno in cui Kennedy, prima di morire, decise di impegnare gli Stati Uniti nella guerra del Vietnam, poi persa dopo anni di divisioni interne che portarono il mondo ad una crisi di coscienza e l’Occidente a un confronto sempre più rude con l’Unione Sovietica e la Cina. Ciò che Kennedy e poi Johnson non capirono, fu l’identità del nemico: pensavano a un guerrigliero nella foresta e si trovarono di fronte un potente esercito convenzionale armato di tutto punto da russi e cinesi, composto da divisioni, reggimenti, plotoni e una partecipazione popolare di donne che nessuno immaginava Quella guerra precipitò anno dopo anno la società americana in un inferno con canzoni, film, marijuana, droghe sintetiche e psichedeliche. crisi di coscienza collettive, il trionfo delle canzoni di Joan Baez e di Bob Dylan. La condanna della guerra era unanime: in Europa la capeggiava il filosofo Bertrand Russell, ma Johnson la intensificò portando i bombardamenti a livelli distruttivi mai conosciuti, furioso con gli inglesi che avevano lasciati soli i cugini americani. Fu così che la regina Elisabetta dovette spedire la sua disinvolta sorella Margaret a chiedere un cospicuo prestito alla Casa Bianca, che ottenne dopo una nottata di ubriachezza e una gara di strofette oscene con Johnson, pazzo di lei.
Finì il suo tempo nel 1963 anche Papa Giovanni XXIII, marchiato come “il Papa buono” benché fosse anche un eccellente politico, un anticomunista con simpatie per i socialisti. La sua morte commosse i non credenti che corsero a piazza San Pietro per rendere omaggio a un uomo che ha fatto di tutto per evitare la guerra: si chiudeva l’epoca delle tre icone “buone”: Kennedy, Krusciov e Papa Giovanni. Gli successe Giovan Battista Montini come Paolo VI, un intellettuale onesto, non sostenuto, si diceva, da una fede ferrea: toccò a lui tenere le redini della Chiesa fino all’uccisione di Aldo Moro nel 1978, quindici anni dopo. Ma ancora nel 1963 noi maschi portavamo capelli corti e niente barbe. Le ragazze avevano scoperto il diritto a fare sesso senza necessariamente spacciarlo per amore, come i maschi. Alcuni di noi maschi di frontiera avevamo letto la psicoanalisi francese sulla femminilità e discutevamo astrattamente della nuova paternità: essere «dalla parte delle bambine e delle donne. cominciando a non dire stai composta chiudi quelle gambe. Forse ai maschi si dice “chiudi quelle gambe e stai composto?»
Il mondo delle tradizioni era profondamente inquieto. Le nonne brontolavano, il clero conservatore era furioso contro questi nuovi papi bizzarri e in chiesa e col latino spariva anche il prete in palandrane ricamate circondato da chierici che facevano pendolare dei bracieri d’incenso. Ora la Chiesa diventava una fucina di intellettualità in conflitto fra conservatori e rivoluzionari e dall’America Latina arrivavano le notizie dei “curas” (parroci) che portavano sia il crocefisso che il mitra, seguendo più o meno la “teologia della liberazione” mentre arrivava il primo album dei Beatles. Io facevo parte di quelli che cantavano le canzoni della guerra di Spagna e quelle d’amore francese. Prendeva vita sugli schermi televisivi il lamentoso pulcino Calimero e tutti attendevano il programma pubblicitario Carosello per dichiarare aperta la serata e l’ora di cena la serata. Eravamo in ebollizione e la lira girava molto perché tutti fabbricavano o intraprendevano qualcosa. Ma la disgrazia arrivò a causa di una diga. Il 9 ottobre del 1963 fu il giorno dell’immane sciagura del Vajont quando gli abitanti di Longarone erano a cena a guardare Carosello e così furono presi dalle acque, furono affogati come topi e di loro non rimase neppure l’urlo, ma solo una sostanza limacciosa.
Il generale De Gaulle, Presidente della Francia non trascurava occasione per esprimere il suo disprezzo per gli inglesi e scommetteva che l’Inghilterra non sarebbe mai davvero entrata in Europa. L’Inghilterra intanto faceva la corte all’America di Re Artù, ovvero la Casa Bianca di John e Jacqueline Kennedy che ancora nel 1963 viaggiavano dominando il mondo con il loro charme. E benché l’elegantissima Jackie considerasse la regina Elisabetta una sciatta donnetta costretta a vivere in una casa orrenda, a quattr’occhi le rivelò le pene del suo matrimonio di facciata con il bel Presidente, violento e donnaiolo. Elisabetta ascoltò e dopo un attento silenzio disse soltanto: “Oh!”. L’Inghilterra perdeva pezzo dopo pezzo l’impero più grande del mondo e di tutti i tempi che aveva compreso Canada, Regno Unito, India, Australia e Nuova Zelanda e tutta l’Africa orientale dall’Egitto a Città del Capo. Il mitico “Empire” per cui si era battuto Winston Churchill cedeva alla profetica filastrocca sulla triste fine di un re uovo sodo, Humpty Dumpty, che si fracassò senza che più nessuno riuscisse a rimetterlo insieme. Inoltre, gli irlandesi stavano per riprendere la guerra civile per la definitiva indipendenza raggiunta dopo decenni di morti, esecuzioni, bombe come quella che farà saltare in aria il duca di Mountbatten zio del marito di Elisabetta. In Italia intanto la svolta a sinistra marciava a tappe forzate: i socialisti erano spaccati e riuniti da secessioni e unificazioni, divisi sulla politica delle nazionalizzazioni teorizzate Riccardo Lombardi, seguendo la moda anche dei laburisti inglesi. Ma nasceva anche la questione della Rai, che era stata sempre un dominio democristiano, ma aperto a tutti specialmente ai comunisti. Adesso i socialisti volevano il loro presidio e dopo qualche anno avrebbero ottenuto la loro rete. Tutto era ancora in bianco e nero e persino i film al cinema non erano tutti a colori. I cinema si dividevano in prima, seconda e terza visione, cui si aggiungevano le sale parrocchiali che incassavano soldi a palate con i filmetti comici popolari che ancora nessuno aveva considerato capolavori con il repertorio di Totò e Aldo Fabrizi, mentre cresceva nei teatri l’umorismo surreale di Renato Rascel che passeggiava sul palcoscenico dicendo: “Vedono? Loro, sono sempre lì che vedono?”. E tutti ridevano per l’effetto liberatorio dell’incomprensibile.

11 febbraio. Si suicida Sylvia Plath.

21 marzo. Chiusura del penitenziario di Alcatraz.

8 aprile. Il film Lawrence d’Arabia vince sette premi Oscar.

11 aprile. Papa Giovanni XXIII pubblica l’enciclica Pacem in Terris.

2 maggio. A Birmingham, in Alabama, migliaia di neri sono arrestati mentre protestano contro la segregazione.

7 maggio. Nasce la casa automobilistica Lamborghini.

27 maggio. Esce l’album “The Freewheelin’ Bob Dylan”.

3 giugno. Muore a Roma papa Giovanni XXIII.

16 giugno. Valentina Tereshkova è la prima donna cosmonauta.

21 giugno. Il cardinale Giovanni Battista Montini viene eletto papa con il nome di Paolo VI.

30 giugno. In un attentato effettuato da Cosa Nostra perdono la vita sette uomini delle Forze dell’ordine: è la Strage di Ciaculli.

11 luglio. In Sudafrica, Nelson Mandela viene accusato di sabotaggio.

8 agosto. Assalto al treno postale Glasgow-Londra: una banda di quindici rapinatori ruba 2,6 milioni di sterline in banconote.

28 agosto. Martin Luther King tiene il discorso “I have a dream” davanti al Lincoln Memorial di Washington.

10 settembre. Bernardo Provenzano è incriminato. Il mafioso inizierà una latitanza lunga 43 anni.

29 settembre. Si apre la seconda parte del Concilio Vaticano II.

4 ottobre. L’uragano Flora si abbatte su Cuba e Hispaniola uccidendo quasi 7.000 persone.

8 ottobre. In Louisiana, Sam Cooke e la sua band vengono arrestati per aver cercato di registrare una canzone in un hotel riservato ai bianchi.

9 ottobre. Una frana si stacca dal monte Toc e precipita in un bacino artificiale al confine tra Friuli e Veneto, provocando un’onda che travolge e distrugge il paese di Longarone. L’evento, in cui muoiono quasi 2.000 persone, assumerà il nome di Disastro del Vajont.

10 ottobre. Muore Édith Piaf.

10 novembre. Malcolm X pronuncia uno storico discorso a Detroit.

22 novembre. A Dallas, in Texas, una serie di colpi d’arma da fuoco raggiunge e uccide John F. Kennedy mentre sta transitando con il corteo presidenziale. Lyndon B. Johnson giura come suo successore.

24 novembre. Lee Harvey Oswald, ufficialmente unico colpevole dell’omicidio Kennedy, viene ucciso nei sotterranei della polizia di Dallas da Jack Ruby.

25 novembre. Si svolgono a Washington i funerali di Kennedy alla presenza di oltre 90 capi di Stato e una folla di 300.000 persone.

8 dicembre. Frank Sinatra Jr. viene rapito.

10 dicembre. Giulio Natta riceve il premio Nobel per la chimica.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.