La rivoluzione dei favolosi e neanche ingiustamente famosi anni Sessanta comincia nel 1962: decolla il mito dei Beatles e dei Rolling Stones, la stella delle stelle sexy del cinema, Marilyn Monroe muore suicida o assassinata o per overdose, ma muore. L’America kennediana fa tutte le mosse d’apertura per andare alla guerra con i russi che hanno impiantato un prato di missili nel giardino di Cuba e il mondo trattiene il fiato: giorni di blocco navale facce da poker con dialogo minaccioso: o voi portate via quei missili o vi butteremo fuori noi a mano armata.

Noi non ce ne andiamo se voi non toglierete i vostri missili dalla Turchia che sono alla stessa distanza dei nostri a Cuba. Possiamo parlarne, ma intanto sappiate che vi considereremo responsabili di ogni mossa di Fidel Castro. Fidel Castro esaltato, offeso, felice, furioso, apocalittico. Kennedy lo tratta da burattino dei russi e lui lo minaccia personalmente. Poi fu Kennedy a prendersi una pallottola nel cranio, ma quella sarà una puntata successiva. Finì a male parole ma le armi tacquero e la guerra non scoppiò. Il giovane presidente Kennedy vinse il suo duello con i sovietici e Krusciov, il successore di Stalin pagò cara la sua resa perché quella faccenda lo portò rapidamente alla caduta dal trono di segretario generale del Pcus, equivalente al trono di Presidente degli Stati Uniti.

Mentre ripercorrevo i materiali di quell’anno, mi sono imbattuto nella versione Rai di Napoli milionaria di Eduardo, che andò in onda quell’anno e che potete rivedere per scoprire le radici del mondo recente, un mondo di borsa nera e di ipocrisia feroce. Dire capolavoro è poco, regalatevi due ore di ritorno al passato. Il Pil italiano volava come oggi quello cinese: un razzo, come era un razzo quello tedesco. I due Paesi che avevano perso la guerra andavano fortissimo, il Regno Unito che l’aveva vinta era alla povertà e alla disperazione, con i conservatori in crisi e i laburisti sempre più socialisti e repubblicani. L’Africa smetteva – in particolare quell’anno – di essere una collezione di colonie europee e diventò un nuovo continente pieno di nuovi Stati. Non per questo gli europei se ne andarono dall’Africa, ma cercarono a tutti i costi di restare nel continente ricco di materie prime.

In fondo noi italiani possiamo dirci davvero fortunati ad aver perso la guerra mondiale ed essere rimasti senza colonie: pensate se negli anni Sessanta avessimo dovuto – come capitò alla Francia, all’Inghilterra, al Belgio – invischiarci nelle guerriglie coloniali tutte destinate alla sconfitta nel dolore e nel disonore. La Francia perde definitivamente l’Algeria, un trauma enorme perché l’Algeria aveva il rango di “territorio metropolitano” e non di colonia. Milioni di francesi che vivevano in Africa tumultuano, rientrano in patria portandosi dietro una gran quantità di arabi musulmani che poi diventeranno il substrato di quei sei milioni di francesi islamici della cui integrazione ancora si discute dopo due generazioni di radicamento in Francia. L’Inghilterra si riempie di pakistani, poiché il Pakistan si è separato dall’India.

La febbre francese raggiunge punti caldissimi e si registra il primo attentato alla vita del generale e presidente Charles de Gaulle, il quale reagisce mettendo in azione i corpi speciali dei “barbouzes”, le barbe finte con licenza di uccidere, come è ben spiegato nel bellissimo film Nikita. L’Italia marcia spavalda e specialmente al Nord fa tonnellate di soldi. Tutti si indebitano perché si sentono garantiti da uno sviluppo senza limiti, anche grazie a una posizione internazionale di rispetto. Sul piano energetico, poi, era una temuta potenza. E infatti, proprio nel 1962 Enrico Mattei, un ex partigiano cattolico che aveva trasformato l’Eni in un competitore delle maggiori compagnie petrolifere, ci lascia la pelle per un incidente aereo causato da un cacciavite dimenticato nel motore del suo jet. Amen.

Intanto la Democrazia Cristiana va avanti nel suo progetto di incamerare i socialisti di Nenni, staccandoli per sempre da comunisti che però non sono scemi e introducono tutte le loro forze per contendere loro spazio. Nel Psi si formano le frazioni di sinistra di Lelio Basso e Tullio Vecchietti che non ne vogliono sapere. I socialdemocratici premono per avere il Quirinale e cercano di imporre il loro leader Giuseppe Saragat mentre il presidente uscente Giovanni Gronchi recalcitra perché pretende di fare un secondo settennato, cosa che finora non è riuscita a nessun presidente, benché la Costituzione non lo vieti. I democristiani mandano a quel paese Gronchi che aveva messo nei guai il partito formando il suo “governo del presidente” che aveva affidato lo scettro a Fernando Tambroni, cosa che aveva provocato nel 1960 insurrezioni con gravi scontri e molti morti quando i neofascisti del Msi – che garantivano la maggioranza a Tambroni, aveva chiesto di svolgere il loro congresso a Genova, città partigiana dominata dal democristiano Paolo Emilio Taviani.

Tirava di nuovo una brutta aria, ma la Dc riuscì a respingere le fantasie presidenzialiste di Gronchi e a far cadere la candidatura di Giuseppe Saragat, riuscendo a far prevalere per pochi voti uno dei suoi padri nobili: il professor Antonio Segni, un conservatore sardo con scarse simpatie per il nascente centrosinistra. Intanto, il nuovo papa Giovanni XXII che nelle intenzioni del concistoro avrebbe dovuto essere per motivi d’età un papa di transizione che rendesse meno spigolosa l’ascesa al trono di Giovan Battista Montini, un intellettuale e diplomatico che aveva svolto il ruolo di ministro degli esteri di Pio XII. Papa Roncalli passava per il “Papa buono” per il suo aspetto gioviale e il suo accento rurale lombardo, ma anche lui veniva da un ceppo vaticano di diplomatici e politici di rango.

Roncalli non aspettò di essere sostituito da un intellettuale magro e introverso come Montini che sarà il suo successore, e compì un gesto veramente rivoluzionario convocando il Concilio Vaticano Secondo, che sconvolse usi e tradizioni della Chiesa cattolica apostolica romana, a cominciare dalla messa al bando del latino come lingua ecclesiale, come anche di tutti gli abiti che avevano obbligatoriamente distinto il clero dal resto della popolazione. Fra grandi meraviglie, sorprese, applausi e disperazioni, nasceva il clergyman, il prete in giacca e pantaloni e le suore in severi tailleur. Ma cominciava, oltre questi aspetti formali, un ripensamento globale della Chiesa cattolica su sé stessa, cui parteciparono tutte le famiglie del cattolicesimo mondiale su un proscenio teatrale di grandissimo impatto emotivo.

I tradizionalisti di tutto il mondo erano infuriati, i rinnovatori erano felici. Dunque, l’economia tirava, l’aria di guerra fredda si faceva di tanto in tanto molto calda, ma l’Italia prosperava così come prosperava la commedia all’italiana, con Alberto Sordi, Gino Bramieri, i fratelli De Filippo, Totò, le battute sessuali erano pesanti, andavano ancora le “maggiorate fisiche”, correvano le Vespe e le Lambrette, le Seicento e ormai anche la Cinquecento per guidare la quale dovevi imparare a fare la “doppietta”, cioè cambiare marcia senza usare la frizione ma solo sentendo ad orecchio il numero di giri dal ronzio del motore. Le gonne si raccorciavano pericolosamente, si marciava ormai verso la minigonna che avrebbe messo in mostra tutto ciò che prima era proibito mostrare, mentre la libertà sessuale che cresceva spontaneamente insieme alla nuova evoluzione imponeva i nuovi impensabili traguardi del controllo delle nascite.

L’uso libero dei contracettivi, e poi la pillola e i consultori con l’impegno di pionieri come Luigi De Marchi ed altri leader liberali e radicali rivoluzionari, invisi sia ai cattolici che ai comunisti i quali non gradivano lo scardinamento della famiglia tradizionale. Palmiro Togliatti era stato guardato malissimo nel suo stesso partito per la sua relazione con Nilde Jotti benché avesse una moglie e un figlio a Mosca, sicché nella vita sociale italiana era molto più facile mettere d’accordo Peppone (il comunista emiliano ortodosso inventato da Giovannino Guareschi) con Don Camillo (suo antagonista prete, ma in fondo fratello bonario) piuttosto che quella frangia di mangiapreti non ortodossi fautori e difensori della libertà sessuale, che formeranno la spina dorsale del partito radicale, nato da una costola del Partito liberale. La Francia ci precedeva con una cinematografia sfrontata e delicata che fu chiamata “nouvelle vague”, la nuova ondata di una estetica drammatica e sessualmente limpida con opere come Jules et Jim di Francois Truffaut.

Ma in Italia era anche l’anno del Sorpasso di Dino Risi mentre gli inglesi scendevano in campo con Peter O’ Toole nei panni arabi di Thomas Edmund Lawrence, più noto come Lawrence d’Arabia. E poi Stanley Kubrick osava ciò che oggi sarebbe inosabile, filmando Lolita, ovvero la storia erotica di un uomo adulto con una tredicenne. Ma il colpo dei colpi, l’autentico shock della rivoluzione cinematografica fu il primo, inaudito 007, licenza di uccidere, con Sean Connery e Ursula Andress. Noi che lo vedemmo allora eccitati e sbalorditi provammo una emozione ambigua erotica e cinica che consisteva nel parteggiare per un eroe che uccideva senza provare emozioni e seduceva le donne più belle anche mentre quelle cercavano di assassinarlo, ma mai prima di aver avuto il loro meritato orgasmo.

James Bond (“Il mio nome è Bond: James Bond”) era molto schizzinoso e intollerante sulla ricetta del Martini cocktail: mescolato o shakerato? Questo il problema. Impallidivano dunque gli eroi enfatici per lasciar spazio agli eroi spietati, le donne non erano ancora femministe ma guardavano a Carnaby Street dove Mary Quant tagliava altri centimetri di gonna fino all’inguine, come vessillo di una libertà che da noi era tutta da conquistare con lenta e dolorosa fatica. Da noi, l’adulterio era ancora reato penale ma in galera andavano soltanto le donne perché trionfava ancora il motto secondo cui “peccato di pantalone, pronta assoluzione”, il che spiega bene come mai il tema più arato della allegra cinematografia italiana di quegli anni fossero le corna, in tutte le variazioni e sfumature, ma sempre corna.

LA CRONOLOGIA DEGLI EVENTI DEL 1962

3 gennaio – Papa Giovanni XXIII scomunica Fidel Castro.

2 marzo – Wilt Chamberlain realizza 100 punti nella partita di Nba tra Philadelphia Warriors e New York Knicks.

18 marzo – Firma dell’accordo tra Francia e Fronte di Liberazione Nazionale per il riconoscimento dell’indipendenza dell’Algeria.

6 maggio – Al nono scrutinio, Antonio Segni è eletto Presidente della Repubblica Italiana.

31 maggio – Adolf Eichmann, uno dei principali responsabili della Shoah, viene giustiziato nel carcere Ramleh di Tel Aviv.

2 giugno – L’Armata Rossa uccide decine di persone durante una manifestazione di protesta in una città sovietica, l’evento prenderà il nome di Massacro di Novočerkassk.

3 giugno – Un Boeing si schianta durante il decollo dall’Aeroporto di Orly a Parigi. Su 132 persone, sopravvivono due membri dell’equipaggio seduti nella poppa dell’aereo.

11 giugno – Frank Morris e i fratelli John e Clarence Anglin evadono dalla prigione di Alcatraz. Dichiarati affogati nella baia di San Francisco, i loro corpi non verranno mai ritrovati.

5 agosto – L’attrice Marilyn Monroe viene trovata morta nella sua casa a Brentwood, Los Angeles. In Sudafrica, Nelson Mandela è arrestato e incriminato per incitamento alla ribellione.

15 agosto – Negli Stati Uniti esce il numero 15 della testata Amazing Fantasy, in cui debutta L’Uomo Ragno.

17 agosto – Peter Fechter viene ucciso per aver provato a passare da Berlino Est a Berlino Ovest.

18 agosto – Va in scena il primo concerto dei Beatles.

26 settembre – Esplode la guerra civile in Yemen.

27 settembre – Un’inondazione a Barcellona uccide più di 440 persone.

1° ottobre – James Howard Meredith è il primo nero a iscriversi all’Università del Mississippi.

5 ottobre – Esce in Inghilterra il primo film di James Bond.

11 ottobre – Si apre a Roma il Concilio Ecumenico Vaticano II.

16 ottobre – Scoppia la Crisi dei missili di Cuba.

27 ottobre – In circostanze misteriose precipita a Bascapè (Pavia) l’aereo di Enrico Mattei.

28 ottobre – Fine della Crisi dei missili di Cuba. Il leader sovietico Krusciov annuncia di aver ordinato la rimozione della base missilistica a Cuba. In un accordo segreto, anche Kennedy accetta di smantellare una base americana in Turchia.

1° novembre – Esce in edicola il primo numero del fumetto Diabolik.

6 novembre – L’Assemblea generale delle Nazioni Unite condanna l’Apartheid sudafricana.

7 novembre – L’Urss lancia nello spazio la prima sonda diretta verso Marte, ma questa si perderà a 106 milioni di chilometri dalla Terra.

 

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.