Una lunga sequela di dubbi e interrogativi che meritano risposta. Sulla strage di Ardea sono ancora molti i punti oscuri sugli omicidi di Daniel e David Fusinato, i fratellini di 10 e 5 anni, e di Salvatore Ranieri, pensionato 74enne, tutti morti per mano di Andrea Pignani.

L’ingegnere informatico disoccupato, 35enne con gravi disturbi psichici, domenica ha impugnato la pistola del padre uccidendo i tre. Quindi è scappato nella villetta di viale Colle Romito in cui abitava con madre e sorella dal 2018, dove si è barricato e si è ucciso prima dell’intervento dei carabinieri.

Sono tre i punti chiave che andranno chiariti nei prossimi giorni: la pistola utilizzata da Pignani e i suoi problemi psichici, oltre alle presunte denunce nei suoi confronti.

LA RICOSTRUZIONE – Secondo quanto accertato finora dagli investigatori, Pignani sarebbe uscito da casa intorno alle 11 di domenica mattina con felpa, zainetto e guanti e avrebbe percorso con la pistola in pugno alcune strade del comprensorio di Colle Romito. Il modo in cui Pignani era uscito di casa, insomma, farebbe intendere che avesse l’intenzione di uccidere.

Quindi il 34enne avrebbe puntato l’arma e ucciso i due bambini e il pensionato in bicicletta: vittime scelte a caso e cercate dal killer? Questo è probabilmente l’elemento più complicato da chiarire per gli inquirenti.

L’ARMA – La pistola utilizzata da Pignani per compiere la strage, una Beretta modello 81 con proiettili calibro 7.65, era di fatto diventata clandestina. L’arma era infatti di proprietà del padre, guardia giurata fino al 1986, scomparso nel novembre dello scorso anno. Nessuno però in famiglia ne aveva denunciato la detenzione o lo smarrimento.

“Non la trovavamo”, si sarebbero giustificati così i famigliari del 34enne, che secondo la legge come eredi avrebbero dovuto denunciare alle forze dell’ordine il possesso dell’arma.

“Si chiarisca anche il ruolo della madre e della sorella di Pignani, perché l’uomo aveva la pistola del padre morto a novembre?”, è invece la richiesta di Diamante Ceci, legale della famiglia di Daniel e David Fusinato.

I PROBLEMI PSICHICI – Altro punto fondamentale da chiarire riguarda i problemi psichici di Pignani. L’avvocato Ceci ha sottolineato che l’uomo “dopo avere minacciato la madre con un coltello, nel maggio scorso, è stato sottoposto ad un Tso e rilasciato dopo appena un giorno, mentre sembra che fosse stato disposto per quindici giorni”.

La vicenda in questione è avvenuta nel maggio 2020: Pignani venne bloccato da una pattuglia dai Carabainieri nella sua abitazione a Colle Romito per aver minacciato la madre con un coltello nel corso di una lite. Sottoposto a Tso, il giorno successivo il 34enne venne dimesso dall’ospedale di Ariccia con alcune prescrizioni mediche, ma non è chiaro se queste siano state rispettate.

Ma secondo l’Ansa Pignani fu sottoposto solamente a una “consulenza psichiatrica” per uno “stato di agitazione psicomotoria” l’11 maggio scorso presso il Pronto Soccorso del Nuovo Ospedale dei Castelli di Ariccia. Questo sarebbe infatti emerso dagli accertamenti condotto dai carabinieri e dalla Procura di Velletri: l’ingegnere informatico fu accompagnato “volontariamente” da un’ambulanza dopo una lite con la madre. Pignani non era comunque in cura “per patologie di carattere psichiatrico”.

LE DENUNCE – Già ieri, ‘a caldo’, il presidente del Consorzio Colle Romito, Romano Catini, aveva denunciato la pericolosità di Pignani. “Lo facevamo tenere d’occhio alla nostra vigilanza interna, c’erano state denunce. Ho saputo da altri consorziati che in passato, a margine di litigi banali, aveva estratto l’arma è sparato in aria”, aveva dichiarato.

Parole che però non sono confermate da atti ufficiali. Alle forze dell’ordine non risultano denunce o esposti nei confronti di Andrea Pignani, se non quello della madre Rita Rossetti per l’episodio dell’aggressione con coltello. “Non risultano in passato presentate denunce o esposti da chicchessia per precedenti minacce che l’uomo aveva posto in essere nei confronti di familiari o terze persone armato di pistola”, ha spiegato il colonnello Michele Roberti, comandante del Reparto Operativo dei Carabinieri di Roma.

IL RAPPORTO CON I FUSINATO – Sempre Catini ieri aveva affermato che Pignani ieri mattina “aveva litigato con il padre dei bambini. Bisticciava con i vicini, per futili motivi”. Una ricostruzione smentita dall’avvocato della famiglia Fusinato, Ceci. “Prima di quanto avvenuto non c’è stata alcuna lite tra i miei assistiti e Andrea Pignani. Tra loro non c’era alcun legame, non si conoscevano. Le vicende giudiziarie legate a Domenico Fusinato non c’entra nulla con quanto accaduto”.

 

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.