C’è un passaggio del discorso pronunciato da Daniela Fumarola a Brescia che più di altri restituisce il senso politico della giornata: «La democrazia non vive soltanto nelle regole. Vive nella qualità dei rapporti sociali. Nella partecipazione. Nel rispetto reciproco». È da qui che la segretaria generale della Cisl ha scelto di partire per ricordare, a nome di Cgil, Cisl e Uil, la strage neofascista di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974.

Cinquantadue anni dopo l’attentato che provocò otto morti e oltre cento feriti durante una manifestazione sindacale e antifascista, il sindacato confederale torna nel luogo simbolo della strategia della tensione non solo per custodire la memoria, ma anche per interrogare il presente. Il cuore dell’intervento di Fumarola è tutto nel nesso tra memoria democratica e coesione sociale. «Quella di Piazza della Loggia fu un attentato politico contro una manifestazione antifascista e sindacale», ha ricordato la leader della Cisl, niente affatto intimorita ieri dalla contestazione (per nulla democratica) dei centri sociali di Brescia. «Colpire quella piazza significava tentare di colpire l’idea stessa di una democrazia partecipata e popolare». Un richiamo netto al clima degli anni Settanta, quando terrorismo nero, opposti estremismi e tentativi di destabilizzazione mettevano in discussione la tenuta stessa della Repubblica. «Molti pensavano che la democrazia italiana non avrebbe retto», ha osservato Fumarola. Ed è in quel passaggio storico che il sindacato, secondo la segretaria della Cisl, svolse una funzione decisiva: «Fu anche un presidio democratico. Un argine».

Parole che non guardano soltanto al passato. Nel suo intervento, infatti, Fumarola ha insistito più volte sul rischio di nuove fratture sociali e civili. «Anche oggi viviamo un tempo inquieto, segnato da guerre, tensioni internazionali, paure sociali e polarizzazioni crescenti». Da qui il monito: «Una democrazia si indebolisce quando prevalgono l’odio, il rancore, la logica del nemico». È il tentativo di riportare il tema democratico dentro la questione sociale. Non a caso, uno dei passaggi più significativi del discorso riguarda il lavoro: «Non c’è vera democrazia dove il lavoro perde dignità, dove le persone vengono lasciate sole e il disagio sociale si trasforma in abbandono e rabbia».

Una riflessione che assume un significato particolare in una fase in cui il rapporto tra rappresentanza, politica e corpi intermedi appare sempre più fragile. Fumarola rivendica invece il ruolo del sindacato come luogo di partecipazione e tenuta civile, capace di rappresentare i conflitti «senza trasformarli in odio distruttivo». Nel corso della commemorazione è stata ricordata anche la figura di Franco Castrezzati, dirigente sindacale della Cisl che stava parlando dal palco al momento dell’esplosione. «Le sue parole non erano parole di odio o di vendetta», ha detto Fumarola. «Parlava della necessità di dare alla democrazia un volto concreto, più vicino alle persone». Ed è probabilmente questo il punto politico più rilevante dell’intervento pronunciato a Brescia: l’idea che la democrazia non possa reggersi soltanto sulle istituzioni, ma abbia bisogno di partecipazione sociale, fiducia reciproca e corpi intermedi forti. Per questo, il finale del discorso assume il tono di un messaggio rivolto al Paese più che di una semplice commemorazione: «La libertà democratica non si difende da soli, ma riconoscendosi parte di una stessa comunità civile e nazionale».