Risposte evasive, contraddizioni, stress. È un punto in favore della difesa di Nicola Cosentino l’esame avvenuto mercoledì di Nicola Schiavone, collaboratore e figlio primogenito del capo del clan dei Casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone, durante il processo che vede l’ex sottosegretario all’Economia del quarto governo Berlusconi alla sbarra con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Cosentino è stato condannato a nove anni, mentre in questo processo d’appello, la Procura generale ha chiesto 12 anni.

Sentito dagli avvocati difensori di Cosentino, Stefano Montone, Agostino De Caro ed Elena Lepre, Schiavone non ha saputo infatti indicare alcun favore fatto al clan dei Casalesi in quasi 30 anni di attività politica da parte dell’ex deputato di Forza Italia.

Il punto focale, come spiega l’Ansa, riguarda la ‘testimonianza’ di Schiavone sulle elezioni provinciali del 2005, perse da Cosentino contro il candidato del centrosinistra Sandro De Franciscis, candidato dell’Udeur. Il partito di Mastella all’epoca era rappresentato nel casertano da Nicola Ferraro, imprenditore nel settore dei rifiuti e nativo di Casal di Principe come Cosentino, ma soprattutto condannato concorso esterno in camorra e ritenuto socio proprio del boss Francesco “Sandokan” Schiavone.

Sulle elezioni provinciali Nicola Schiavone si è contraddetto pesantemente. Sia ieri che nella scorsa udienza il collaboratore di giustizia ha spiegato che all’epoca il clan votò compatto per Cosentino, “almeno a Casal di Principe e nei comuni limitrofi”. Voti che andarono in particolare a Marcello Schiavone, candidato nella lista di Cosentino non eletto, senza però che l’ex Sottosegretario avesse mai chiesti esplicitamente il voto.

Un racconto che però, come sottolineato dai legali di Cosentino, non coincide con quanto affermato nei verbali di interrogatorio resi alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli dallo stesso Schiavone, in cui spiegava che lui e il clan avevano votato per Sandro De Franciscis. Do fronte alle incongruenze delle due affermazioni, Schiavone ha reagito così: “Forse ero sotto stress quando ho reso quelle dichiarazioni”.

Ma oltre alle contraddizioni emerse dall’escussione di Schiavone, i legali di Cosentino hanno prodotto circa 70 documenti che per la difesa evidenzierebbero l’inattendibilità del collaboratore di giustizia: si va dalle elezioni provinciali del 2005 alla discarica di Ferrandelle, fino alla centrale termoelettrica di Sparanise su cui, sempre secondo Schiavone, c’era l’interesse imprenditoriale di Cosentino.

Sull’utilizzo o meno di tali documentazioni una decisione arriverà nell’udienza del 12 maggio prossimo, quando ripartiranno le arringhe dei difensori di Cosentino proprio per permettere di sentire Nicola Schiavone.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.