C’è un detto che, soprattutto in alcune zone della Campania, si tramanda di generazione in generazione e che il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, farebbe bene a tenere a mente: «La mano che vuoi tagliare verrà il giorno che dovrai baciarla». È andata più o meno così all’amministrazione comunale arancione che, dopo aver additato i privati come Belzebù per dieci anni, ha deciso di affidare la manutenzione ordinaria della villa comunale all’associazione Premio Green Care.

Toccherà a quest’ultima realizzare «interventi finalizzati a migliorare e a valorizzare le aree a verde» della passeggiata tra piazza Vittoria e piazza della Repubblica che, tra alberi abbattuti e cantieri perenni, versa da tempo in condizioni pietose. Il tutto «senza oneri a carico del Comune». A un ente pubblico di ricerca come la stazione zoologica Anton Dohrn, invece, toccherà il compiuto di valorizzare la villa come polo culturale. All’orizzonte, dunque, potrebbe esserci una virtuosa collaborazione tra pubblico e privato nella gestione di un luogo-simbolo di Napoli. Certo è, tuttavia, che l’affidamento della villa comunale a un’associazione segna il fallimento della strategia politico-amministrativa di de Magistris e, in tal senso, ha molti tratti in comuna con la riapertura del lungomare al traffico.

In quest’ultimo caso, dal punto di vista amministrativo, la pedonalizzazione di via Caracciolo si è rivelata insostenibile in mancanza tanto di una sapiente disciplina complessiva della mobilità quanto di un adeguato piano di manutenzione di infrastrutture fondamentali come la Galleria della Vittoria. Allo stesso modo la gestione del verde si è mostrata fallimentare senza un regolamento ad hoc e investimenti adeguati. Per quella risorsa strategica, infatti, il Comune di Napoli spende solo 18,31 euro per residente e occupa il terzultimo posto nella classifica delle grandi città italiane che sborsano di più per la tutela di parchi e giardini.

L’affidamento della manutenzione della villa comunale a Premio Green Care, tuttavia, ha anche il significato di un flop politico. De Magistris, infatti, ha sempre sostenuto la necessità di sottrarre la gestione di certi servizi ai privati, ritenuti “troppo voraci”, e di restituirla alla dimensione pubblica. È quello che ha fatto con l’amministrazione del patrimonio immobiliare del Comune, negata a Romeo Gestioni e assegnata a una società in house come Napoli Servizi. I risultati? Uno per tutti: l’azienda pubblica ricava circa venti milioni di euro l’anno dalla dismissione di immobili comunali, mentre nel 2012 il gestore privato fu capace di incassarne addirittura 108. Eppure, non più tardi di un paio di settimane fa, sui social il sindaco de Magistris continuava a rivendicare la scelta dell’internalizzazione della gestione del patrimonio.

Se si uniscono tutti questi tasselli, che cosa si ottiene? Si capisce quanto sia infondato il pregiudizio negativo nei confronti dei privati che, in virtù del loro know-how e della loro specifica esperienza in determinati settori, possono offrire un supporto decisivo a quelle amministrazioni pubbliche alle quali il bilancio disastrato o altri limiti strutturali non consentano di gestire un servizio in proprio e in modo efficace ed efficiente. Ora, stimolando una collaborazione tra pubblico e privato per la manutenzione della villa comunale, de Magistris sembra aver imparato la lezione. Peccato che l’abbia fatto soltanto dopo dieci anni, con una città ormai a pezzi e sulla pelle dei poveri napoletani.