Suor Jeannine Gramick si occupa da mezzo secolo della comunità e delle persone Lgbt negli Stati Uniti. Della loro fede e della minaccia dell’emarginazione nel mondo cattolico. Il Sant’Ufficio le vietò di proseguire la sua missione nel 1999. Papa Francesco l’ha riabilitata il mese scorso, secondo quanto riportato dal mensile gesuita America. Il Pontefice l’ha ringraziata, per tutto quello che ha fatto e che continua a fare, con una lettera scritta a mano, in spagnolo. Bergoglio ha paragonato il modo di fare della donna allo “stile di Dio” di “vicinanza, compassione e tenerezza”. Gramick ne ha parlato in un’intervista a Il Corriere della Sera.

La chiamata di Dio, ricorda, nel 1971: quando mentre conseguiva il dottorato in matematica incontrò un omosessuale che gli disse che molti suoi amici gay avrebbero voluto partecipare a una Messa in casa. La situazione era molto diversa all’epoca: paura e rifiuto. “Cinquant’anni fa, la parola ‘gay’ o anche ‘omosessuale’ non appariva mai in un giornale cattolico. Oggi è molto diverso. Abbiamo centinaia di parrocchie che accolgono cattolici lesbiche e gay, ma abbiamo bisogno di molte, molte più parrocchie per essere una Chiesa dove tutti i cattolici emarginati possano sentirsi a proprio agio. Le persone transgender sono ancora trattate con paura e rifiuto. La situazione dei cattolici LGBT in alcune parti del mondo è estremamente pericolosa perché possono essere incarcerati o perdere la vita solo per essere ciò che sono o per aver parlato dei loro diritti umani”.

Con padre Robert Nugent suor Jeannine ha fondato “New Ways Ministry” – associazione che offre supporto psicologico, spirituale e materiale ai gay, transessuali, lesbiche – per “educare la comunità cattolica sulla realtà dell’omosessualità”. Fu la Congregazione per la Dottrina della Fede guidata da Joseph Ratzinger, allora cardinale, a vietare ai due di continuare nel 1999 e dopo un’indagine lunga 11 anni. Perché i due non presentavano ai fedeli “il male intrinseco degli atti omosessuali e il disordine oggettivo dell’inclinazione omosessuale”.

Lei si sentì scomunicata e spiega che “ciò che non fu compreso allora dal Vaticano è che ci saranno inevitabilmente ambiguità e confusione su questioni complicate, specialmente quando tali questioni riguardano problemi sui quali stiamo acquisendo nuove conoscenze dalle scienze”. Per la suora “bisogna cambiare di più” e “dopo una discussione mondiale, lo Spirito Santo comincerà a chiarire il giudizio della comunità sul genere, la sessualità e una serie di altre questioni. Ma anche allora non arriveremo alla pienezza della verità, che avverrà solo alla Parusia”.

A chi nella Chiesa contesta il suo operato risponde: “Credo che abbiano profonde preoccupazioni e ansie, radicate nella paura del cambiamento. Capisco questa paura perché io stessa trovo difficili molti cambiamenti e faccio resistenza. Ho bisogno di pregare che il mio cuore e le mie orecchie siano aperti. Ho bisogno di ascoltare, ascoltare davvero gli altri, e non giudicare o condannare coloro che contestano” e che “in ciò che conta siamo veramente uno. Siamo tutti rami diversi radicati in un solo Cristo. Crediamo tutti nel Vangelo di Gesù che ci ha insegnato a seguire le Beatitudini dell’amore, della cura e della misericordia. Prego perché tutti noi possiamo vedere che queste differenze, sulla sessualità o sulle opinioni, sono doni che possono arricchire la famiglia umana”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.