Con l’aggravante del fatto che Fabrica, la sua bottega creativa, ha per azionista Benetton (la qual cosa è come si sa vera quasi da sempre), ma anche del fatto che Benetton ora è disumano con ben più alta risonanza pubblica a causa del ponte tragicamente crollato in rovina per la mala natura del nostro perseverante vizioso rapporto istituzionale tra imprese e amministrazioni pubbliche.
Toscani reprobo dunque per insensibilità personale nei confronti delle ennesime vittime del cinico sciacallaggio di grandi imprese, così grandi da comprendere in sé, nel proprio destino finanziario, artisti e golfini e cemento armato. E dunque reprobo per servilismo nei confronti della crudeltà del proprio Principe. Già, è qui il nodo da sbrogliare.

Gli artisti del Rinascimento ebbero azionisti terribili. A circolare erano le monete di cui Caravaggio sapeva così bene far risplendere l’oro: la luce. La stessa dei santi. Dunque, per quanto giuste siano state le voci dei parenti delle vittime, nel formulare le accuse emerse con il caso Toscani bisognerebbe essere sempre molto più cauti: almeno nei toni. Infatti il genio (persona alla quale Oliviero è sicuramente sicuro di appartenere, cosa che spesso gli è stata riconosciuta) è certamente una persona che potrebbe anche – raro che lo facciano – arrivare a spogliarsi di ogni legame con il potere economico. O con quello istituzionale: ricordando il giro di boa, da padrone a padrone, che Toscani, quello trasgressivo e anti-tradizionalista, fece nel passare a funzionare da creativo sostegno dell’ideologia dei beni culturali e della loro conservazione (scelta che a me parve in grave contrasto con la sua critica degli stereotipi umanisti).

Toscani azionato da Benetton, questo il peccato: ma allora sarebbe bene confessarci il fatto che anche ciascuno di noi, per la professione sociale che svolge e lo “obbliga”, dovrebbe pensare al proprio azionista. Al peccato che si porta dentro. Quindi dovrebbe riflettere sul fatto di stare lavorando per i valori di chi – apparati economici, politici, istituzionali, amministrativi, culturali che siano – ci mette quotidianamente a “lavoro”. E dunque il peccato che si imputa a Toscani è anche il nostro. Se non siamo azionisti, siamo azionati.