Hanno le ore contate gli aggressori di Maurizio Cerrato, il 61enne ucciso lunedì sera, 19 aprile, a Torre Annunziata mentre soccorreva la figlia Maria Adriana aggredita da un gruppo di più persone per motivi riconducibili a un parcheggio occupato abusivamente con una sedia. Le indagini coordinate dalla procura di Torre Annunziata, guidata da Nunzio Fragliasso, e condotte dai carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata sono arrivate a un punto di svolta nonostante l’omertà dilagante incontrata in questi giorni di investigazioni.

In serata potrebbero essere emessi i primi decreti di fermo nei confronti del branco entrato in azione (inizialmente due poi supportati da almeno altre due persone) che avrebbero teso un vero e proprio agguato a Cerrato mentre stava cambiando la ruota, bucata per dispetto, alla giovane figlia di 20 anni. L’uomo è stato aggredito a colpi di crick prima di ricevere un fendente al torace. Gli inquirenti hanno rinvenuto al momento il solo compressore portatile mentre non è stato ancora recuperato il coltello.

A soccorrere Cerrato è stata la figlia che lo ha accompagnato in ospedale insieme ad un amico. Proprio dal pronto soccorso del San Leonardo di Castellammare di Stabia arriva il racconto da brividi di un testimone, Michele Cirillo, che ricostruito quei drammatici attimi. “Verso le 21:30 accompagnai un mio amico al pronto soccorso dell’ospedale del San Leonardo per medicarsi ed è pochi minuti dopo che la mia vita è stata sconvolta nell’assistere all’arrivo del Sig. Maurizio Cerrato trasportato dalla figlia ed un amico sui sedili posteriori steso, forse già privo di vita e cosparso di sangue. Le urla della figlia, mi rimarranno impresse nella testa: “Il mio papà è stato accoltellato, il mio papà è stato aggredito, aiutooo, auitooo, auitooo”.

Le parole della moglie: “Ha guardato mia figlia e se n’è andato”

Intervenuta telefonicamente mercoledì 21 aprile a “La vita in diretta” su Rai 1, Tania Sorrentino, moglie di Cerrato: “Io voglio che li prendano. Ma devono fare le cose per bene. Avere fretta per poi rivederli fuori dopo due giorni non serve. Voglio essere sicura che vengano presi tutti e che dentro ci restino. Che poi buttino le chiavi”.

“Chi ha sbagliato deve pagare realmente,  non deve far finta di pagare, pe questo ho tanta pazienza, aspetto che vegano fatte tutte le opportune indagini” aggiunte la donna tra le lacrime. Poi sulla figlia maggiore dice: “Se l’è visto morire davanti, lui l’ha guardata e se n’è andato. È una cosa che una ragazza di 20 anni non supererà mai più”.

“Ho una bimba di 7 anni che non lo accetta. Una efferatezza contro una persona che non buttava nemmeno un chewingum per terra per non far morire gli uccellini” conclude.

Le parole del vescovo Battaglia

Sulla vicenda è intervenuto anche l’arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia: “Dolore e indignazione accompagnano la notizia legata all’uccisione di Maurizio Cerrato, per la brutale aggressione da lui subita a Torre Annunziata la sera del 19 aprile per soccorrere la figlia Maria Adriana, “colpevole” di aver parcheggiato l’auto in un posto “riservato”. L’indignazione è per il perpetuarsi di delitti, violenze, soprusi sanciti da un abusivo codice del diritto in virtu’ del quale un manipolo di prepotenti si permette di condannare chi giorno per giorno, con semplicità e senso del dovere, cerca di vivere la propria vita, nel rispetto della sana e santa convivenza umana e civile”.

“Il dolore diventa suffragio per l’anima di Maurizio e compassione per la sua famiglia e per l’intera comunità di Torre Annunziata. Alla famiglia la nostra vicinanza e il nostro impegno. L’ umana pietà non può bastare – aggiunge – e non rende giustizia ad una vittima innocente! E’ doveroso riconoscere nella vittima un padre impegnato a soccorrere senza fare violenza!. La Speranza però non può venir meno! La speranza nelle istituzioni, che sono chiamate a fare la loro parte, vincendo la tentazione del facile consenso, la speranza nella società civile perché – conclude – non ceda a forme di arrendevolezza o peggio ancora di atteggiamenti omertosi, la speranza nella comunità ecclesiale perché non ceda al pessimismo, ma inviti ad ancorare sempre più la fede in Gesù che è capace di fare nuove tutte le cose. In questo momento così grave, affidiamoci alla nostra Madre perché asciughi le nostre lacrime e colmi il nostro cuore di consolazione”.

 

 

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.