Pasqua è alle porte. Le città, i borghi – di montagna e di pianura – e ogni angolo della nostra Italia si preparano alla Santa domenica dell’anno. I campanili a festa risuoneranno su tutta la penisola e questo basterà – si spera – per ricordarci che, anche se siamo una società sempre più materialista e atea, da italiani non possiamo non dirci cristiani.

Benedetto Croce aveva ragione. Giungiamo dinanzi questa Pasqua da giorni incerti, tumultuosi, difficili. Papa Leone XIV, nelle celebrazioni di Giovedì Santo, si è soffermato sull’importanza del distacco, della pausa che questi giorni di riposo possono rappresentare per tutti. “Non c’è pace senza partenze – ha sottolineato il Papa -, non c’è consapevolezza senza distacco, non c’è gioia senza rischio”, ricordando che distanziarsi da ciò che è certo, dalla nostra comfort zone potremmo dire, è necessario affinché “nessun luogo diventi un recinto”. La Pasqua ha molti significati, ma sicuramente è anche il coraggio di andare oltre. Credere nel ritorno, nella rinascita, quando tutto attorno fa pensare che la fine è giunta, che a quel bunker non c’è rimedio. Ma la verità è un’altra. Non siamo destinati a esser dei Pilato e a rassegnarci dinanzi la folla che a Gesù Cristo preferisce lasciar in vita il brigante Barabba. Né tantomeno condannati a dare credito agli scribi e alle loro ipocrite maschere. Sì, viviamo nella Civitas Terrena, direbbe Sant’Agostino: nella Città dominata da vizi, desideri di dominio sugli altri e disordine, non nella Città di Dio. Ma la speranza di poter essere migliori non può e non deve spegnersi.

Allora un messaggio per la politica e i mondi che attorno ad essa ruotano. Che questi giorni pasquali siano un distacco vero, una riflessione sulle macerie del Tempio. Più peso al singolo, al principio giusto, che alla piazza e alla sua sete. Più in guardia da farisei e farisee: sono sotto gli occhi di tutti, non serve esser acuti per accorgersi di quante belle statuine girano per gli ambienti in cerca di quei 15 minuti di fama, per dirla alla Andy Warhol. Così come non occorre, purtroppo, far chissà quale sforzo di logica per vedere che talvolta le ragioni di Caino si impongono su quelle di Abele. Papa Leone XIV ha richiamato in queste ore il concetto di “Chiesa in uscita”. È un appello che anche la politica, e tutto ciò che la circonda, può cogliere.

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Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.