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Veneto, quando Anna Maria Bigon votò secondo coscienza sul fine vita
Per capire perché in Veneto il fine vita non è mai una partita a due, conviene tornare al gennaio 2024. Quel giorno la legge Zaia cadde per un solo voto, e tra le astensioni decisive ci fu quella di una consigliera del Partito Democratico, Anna Maria Bigon, avvocata veronese e cattolica dichiarata. Votò secondo coscienza, contro le indicazioni del gruppo, sostenendo che la competenza spettasse allo Stato e che prima di legiferare sul morire andassero potenziate le cure palliative. Il Pd veronese la punì revocandole un incarico interno; la mossa fu sconfessata dalle segreterie regionale e nazionale, e il caso rimbalzò fino a Roma.
Sarebbe però un errore ridurre tutto a una persona. Dietro quel voto c’è una faglia antica, che affonda nel Veneto bianco, la regione che per mezzo secolo fu il fortino della Democrazia Cristiana. Quella cultura non è evaporata con i simboli: è confluita in buona parte nel Partito Democratico, dove i cattolici democratici restano una componente viva e organizzata, erede dei popolari e della Margherita, custodita da figure come Pierluigi Castagnetti e Graziano Delrio. Sul fine vita, come sull’aborto o sulle unioni civili, è la sensibilità che chiede gradualità e diffida delle leggi bandiera. Non un corpo estraneo al partito, ma una delle sue anime.
Il punto è che questa anima non parla con una voce sola. Già nel 2024, ricordò lo stesso segretario provinciale veronese, consiglieri di centrosinistra appartenenti a comunità cattoliche votarono a favore della legge, spiegando le loro ragioni persino su riviste cattoliche: segno che, in Veneto, la fede può stare da entrambe le parti del voto. Ed è qui che l’opposizione si gioca la propria credibilità. Con la maggioranza spaccata e i numeri appesi a una manciata di consensi, il centrosinistra non può permettersi di dare per scontata la propria compattezza. Perché la vera incognita, quando la legge tornerà in aula, non sarà soltanto quanti leghisti diranno sì: sarà quanti eredi del Veneto bianco, dentro il Pd, sapranno tenere insieme la coscienza e la disciplina di partito.

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