Un caso giudiziario ‘infinito’, o quasi. È quello di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate di Sopra (Bergamo) scomparsa il 26 novembre del 2010 e ritrovata assassinata il 26 febbraio dell’anno successivo. Un omicidio che ha visto la condanna in via definitiva di all’ergastolo, il 12 ottobre 2018, di Massimo Bossetti, muratore di Mapello il cui Dna nucleare era risultato sovrapponibile con quello dell’uomo definito “Ignoto 1″ dagli inquirenti, rilevato sugli indumenti intimi di Yara nella zona colpita da arma da taglio e ritenuto dall’accusa l’unico riconducibile all’assassino.

Proprio per quel Dna è nata un’inchiesta, di cui dà conto oggi il Corriere della Sera, che vede iscritti nel registro degli indagati il presidente della Prima sezione penale del tribunale di Bergamo, Giovanni Petillo, e la funzionaria responsabile dell’Ufficio corpi di reato, Laura Epis.

Il fascicolo affidato al procuratore aggiunto Adelchi D’Ippolito vede i due, che hanno ricevuto un avviso di proroga dell’indagine nei mesi scorsi, indagati per frode in processo e depistaggio.

L’inchiesta, spiega il Corriere, è nata dopo una denuncia presentata da Bossetti, che da anni chiede che il caso e il relativo processo venga revisionato per i dubbi della difesa sulle tracce biologiche che portarono a individuare in Bossetti “Ignoto 1”.

La prova principe del processo è da sempre contestata dagli esperti della difesa, che però si sono sempre visti respingere le richieste di riesaminare i reperti confiscati dopo la sentenza definitiva, i 54 campioni trovati sugli abiti della tredicenne. Già nel dibattimento era in realtà emerso che la traccia decisiva per estrarre il profilo di “Ignoto 1” non sarebbe stata più utilizzabile in quanto “definitivamente esaurita”.

Ma stando alla denuncia presentata da Bossetti tramite i suoi legali, l’avvocato Claudio Salvagni, vi sarebbero campioni “prima scomparsi e poi ricomparsi” e l’ipotesi che il materiale confiscato “sia stato conservato in modo tale da farlo deteriorare”, vanificando così ogni tentativo di nuove indagini.

La querela punta dunque il di contro Giovanni Petillo e Laura Epis: il primo da presidente della Corte d’assise di Bergamo respinse come inammissibili le istanze della difesa di esaminare i reperti; la seconda era responsabile dell’Ufficio corpi di reato.

La competenza sul caso, scrive il Corriere, è ora della procura di Venezia, essendo Petillo un magistrato bergamasco. Il procuratore aggiunto D’Ippolito non ha confermato l’indagine, ma secondo il quotidiano nei mesi scorsi avrebbe già ascoltato diversi testimoni, tra cui la pm Letizia Ruggeri, titolare del caso Yara, oltre ad alcuni carabinieri del Ris.

Secondo indiscrezioni raccolte dal Corriere, l’inchiesta di Venezia sarebbe prossima alla chiusura ma finora non sarebbe emersa alcuna prova di un comportamento doloso. In questo caso, se venisse dimostrata la mancata volontà di alterare le prove, la procura chiederà l’archiviazione del fascicolo, lasciando ovviamente la possibilità a Bossetti e i suoi legali di opporsi in tribunale.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.