Aggirano norme, si rendono irreperibili, circolano senza restrizioni. E quindi “vanno assolutamente fermati”. Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia parla degli stranieri, i quali rappresentano il focolaio più grande registrato nella Regione nel post-lockdown. “Sta succedendo quello che si sperava non accadesse, ma che avevamo a più riprese paventato potesse essere un grave pericolo – ha detto il governatore – cittadini stranieri rappresentano il focolaio più grande registrato in Veneto dalla fine del lock down, con decine di positivi e numeri che possono ancora crescere. In questa situazione già preoccupante, si verificano poi vere e proprie gravissime illegalità, con positivi asintomatici che si rendono irreperibili ai controlli. Vanno assolutamente fermati”.

I nuovi contagiati nella Regione sono 29 nelle ultime 24 ore, 23 nella notte. Il totale arriva a 19.470 di cui 450 attualmente positivi. Dopo i quattro morti di ieri (2.047 in tutto) non si è registrato alcun decesso. Il governatore veneto lancia l’allarme facendo riferimento alle persone straniere infette che, a suo dire, non rispetterebbero le norme di sicurezza e violerebbero l’isolamento fiduciario.

“Di qualsiasi nazionalità siano, quale che sia il mezzo di trasporto utilizzato, da qualsiasi area provengano – ha aggiunto Zaia – mi chiedo come mai non si provveda immediatamente al controllo e, se necessario, al fermo alla frontiera di queste persone, utilizzando le leggi vigenti o, qualora indispensabile, approvando con assoluta urgenza norme specifiche. Esiste un Piano di Sanità Pubblica che va fatto rispettare ad ogni costo, nell’interesse delle stesse persone infette e dell’intera comunità civile, perché se c’è un modo per far tornare Covid-19 è proprio quello di permettere ai positivi di girare indisturbati, mentre vanno fermati”.

Zaia ha fatto riferimento anche agli sbarchi nelle Regioni del Sud, Sicilia e Calabria, di questi giorni: “Mi chiedo ad esempio quali test si facciano e come siano fatti all’arrivo degli immigrati provenienti dal Nordafrica, sia allo sbarco che successivamente. In presenza di una situazione come questa si deve arrivare a pensare anche a un blocco totale, perché la solidarietà è sacra e inviolabile, ma la salute pubblica vale di più”.