Una nuova tegola giudiziaria si abbatte sul governo Conte dopo il caso Cesa, il segretario dell’Udc (ora dimesso) indagato per associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso nell’ambito dell’inchiesta ‘Basso profilo’ diretta da Nicola Gratteri.

Come scrive questa mattina il Corriere della Sera, il presidente della Regione Lazio e segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti è indagato, assieme al suo assessore alla Sanità Alessio D’Amato, per abuso d’ufficio, falsità commessa da pubblico ufficiale e rifiuto d’atti d’ufficio. Con i due esponenti Dem sono indagate con le stesse accuse altre sette persone, tra cui Andrea Tardiola, segretario della giunta della Regione Lazio e Renato Botti, all’epoca dei fatti responsabile della direzione della Salute della Regione Lazio.

L’inchiesta della Procura di Roma riguarda le nomine, formalizzate a novembre 2019 dei direttori amministrativi delle dieci Asl laziali. Una indagine nata in seguito all’interrogazione presentata il 12 agosto di quell’anno dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Antonio Aurigemma, in cui si chiedeva alla Regione per quale motivo al vertice di una Asl fosse stata nominata una persona che non aveva i requisiti, ovvero “aver svolto per almeno cinque anni una qualificata attività di direzione tecnica o amministrativa in enti o strutture sanitarie pubbliche o private di media o grande dimensione”.

Requisito che, sempre secondo Aurigemma, era inizialmente nel bando reginale salvo poi eliminarlo ad ottobre. Rispondendo all’interrogazione, D’Amato il 16 novembre del 2019 spiegò che “la gran parte delle Regioni italiane ha adottato un’analoga metodologia, sia Regioni governate dal centrodestra, sia Regioni governate dal centrosinistra” e che da parte della Regione “vi è stata un’interpretazione estensiva per dar modo a un’ampia platea di professionisti di partecipare all’Albo dei direttori amministrativi, per poi eventualmente essere presi da quest’Albo”. L’inchiesta è coordinata l procuratore aggiunto Paolo Ielo.

L’indagine su Zingaretti è stata subito commentata in ‘chiave politica’ dall’opposizione. Federico Mollicone e Fabrizio Ghera, rispettivamente deputato eletto nella circoscrizione Lazio 1 e capogruppo di Fdi in Regione Lazio, hanno infatti accusato la maggioranza di ‘doppiopesismo’: “Il ragionamento del Movimento 5 Stelle sia simmetrico: se non si governa con Cesa perché indagato, allora il pensiero valga anche per Zingaretti, segretario del PD e presidente della Regione Lazio indagato per abuso d’ufficio. Fermo restando il nostro garantismo, per cui indagato non significa condannato, per coerenza i grillini dovrebbero sciogliere l’alleanza con il PD e andare al voto, restituendo la voce agli italiani e dando finalmente alla Nazione un governo coeso e autorevole”.