Addio al garantismo e ai tre gradi di giudizio. Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia in forza al Movimento 5 Stelle, alla prima udienza del processo basato sull’inchiesta Rinascita Scott nata dal procuratore Nicola Gratteri, emette già la sua sentenza.

Per Morra infatti, presente stamattina nell’aula bunker di Lamezia Terme, “questo processo potrà fare la Storia. Probabilmente verrà studiato ancora fra 50 anni nei manuali di criminologia e di storia criminale del territorio”.

Questa mattina Morra aveva annunciato il suo arrivo in Calabria a sostegno di Gratteri: “Lo si deve alla Calabria, agli uomini dello Stato che tutte le mattine a quest’ora stanno già lavorando per bonificare questa terra meravigliosa, ma sofferente per le troppe ingiustizie ancora non sanate”. Poco importa del garantismo e della presunzione di innocenza dei 355 imputati, già condannati dal senatore pentastellato.

L’inchiesta del procuratore antimafia Gratteri nasce dal blitz del 19 dicembre 2019, “la più grande operazione dopo quella che ha portato al maxiprocesso di Palermo”, come la definì Gratteri. Rinascita Scott parte on una richiesta di 334 ordini di cattura, poi decimata dal gip, dal Riesame e dalla Cassazione, quindi entra in gioco il secondo blitz-inchiesta dal nome “Imponimento”. Qui ci sono altri 158 indagati, di cui 75 subito in manette. Alla fine Gratteri riesce anche ad ottenere dalla Regione l’ambita tensostruttura per imbastire il suo personale maxi processo.

Processo che non vedrà la partecipazione di Tiziana Macrì: la corte d’appello di Catanzaro ha infatti convalidato la richiesta di ricusazione da parte del procuratore antimafia. Il motivo formale richiama un provvedimento della presidente Macrì dei tempi in cui era giudice per le indagini preliminari a Catanzaro. In quella veste, nei primi giorni delle indagini preliminari dell’inchiesta “Rinascita Scott” (ma stiamo parlando del 2018, più di un anno prima del blitz), aveva autorizzato la proroga di un’intercettazione.

Quanto a Gratteri, prima di entrare nell’aula bunker ha sottolineato con i giornalisti “l’importanza di celebrare il processo in Calabria, la regione delle incompiute, dove però quando si vuole è possibile realizzare grandi opere. Questa aula – ha aggiunto il magistrato – è un simbolo di tecnologia e legalità: rispettosa delle norme anti-covid con mille persone sedute a distanza di sicurezza ed ha possibilità di fare 150 collegamenti video in diretta. Ma soprattutto – ha aggiunto Gratteri – è un segnale di efficienza al resto d’Italia ed ai calabresi stessi, i quali negli ultimi tempi si sono avvicinati con coraggio alle istituzioni”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia