Buoni 80 anni caro Adriano. Vissuti dalla parte giusta”. Come uccidere un uomo, fingendosi, o credendosi suo amico. Adriano Sofri impegnato a scrivere sul Foglio di una guerra vera, in Ucraina, e a raccontare “La strage di Olenivka” con i prigionieri uccisi come topi in trappola. Non ha tempo per pensare al proprio compleanno del primo agosto, probabilmente, anche se il calendario gli dice che sono 80 proprio quel giorno. E intanto una piccola squallida guerricciola viene scatenata su di lui e contro di lui, sui social, con seguito su alcuni quotidiani del giorno successivo. L’iniziativa è del provocatore di provincia Gad Lerner, che di Sofri fu compagno in Lotta Continua e che gli fa gli auguri a modo suo. Nulla di amoroso né di sincero, come ci si aspetterebbe da un amico. E neanche un vero ricordo di sogni e bisogni vissuti insieme. Solo una punturina spocchiosa gettata in mezzo a una campagna elettorale che già puzza di antichi sfoghi tra fascismo e antifascismo.

Se voleva far male a Sofri, se voleva metter sale su antiche ferite, Lerner ci è riuscito benissimo. Anche se, essendo lui notoriamente un anaffettivo, forse non se ne è neppure reso conto. Che cosa ha voluto dire con quel tweet “Buoni 80 anni caro Adriano, vissuti dalla parte giusta”? Viene in mente un famoso titolo del manifesto, il quotidiano in cui Lerner transitò furbescamente e provvisoriamente mentre attendeva che cessassero le turbolenze nelle stanze dell’Espresso in cui la gran parte della redazione era contraria alla sua assunzione. Il titolo era “Vent’anni dalla parte del torto”. Era il 1991, il giornale di Rossanda e Pintor con quel titolo intendeva valorizzare la propria storia di giornale corsaro che ancora esisteva, dopo vent’anni dalla nascita, pur essendo considerato, dalla sinistra “ufficiale”, dalla parte del torto. Era un messaggio soprattutto agli uomini del Pds, gli eredi di quel Pci che aveva saputo affrontare il dissenso interno solo con le radiazioni del gruppo dirigente del manifesto. Una lezione difficile da capire, per uno come Gad Lerner. Che ha infatti trasformato quel concetto di “torto” nello stare dalla parte giusta. Quella dei buoni? O forse degli onesti, nella salsa grillina del Fatto quotidiano, il giornale cui Lerner collabora?

O siamo invece tornati alla superiorità morale della specie comunista e di sinistra? Tutti argomenti, questi, che hanno occupato ieri numerose colonne di quotidiani di orientamento centro-destra. C’era da aspettarselo, del resto, questo tipo di reazione. Siamo nel bel mezzo di una campagna elettorale cominciata male con la consueta richiesta di analisi del sangue da parte della sinistra più spocchiosa nei confronti di Giorgia Meloni. Che cosa di meglio che vedersi servito su un piatto d’argento un argomento come questo? Siamo nel caso tipico dell’esibizionismo del personaggio che nel 2019 andò nel pratone di Pontida dove era in corso la consueta manifestazione della Lega, nella speranza che qualcuno lo picchiasse e portò a casa la delusione dell’esser stato accolto nell’indifferenza generale. Anche ieri le principali attenzioni non sono state per lui. Luigi Mascheroni sul Giornale lo accusa blandamente di aver twittato l’intwittabile apposta per farsi insultare e poi denunciare i fascisti che lo hanno attaccato. Francesco Storace su Libero gli dà del “cicisbeo social”, che non è male, e conclude con un lapidario “inopportuno, pessimo, cinico”. Che per uno come Gad non sono per niente insulti. Siamo sicuri che non se la è presa, anche perché ai suoi occhi uno come Storace più che un giornalista, è semplicemente uno che sta dalla parte sbagliata. Quindi, meglio se è contro.

Ma il problema vero, in questa vicenda, quello che caratterizza la stupidità di certe iniziative dettate da superficialità ed esibizionismo di sé, è il grave danno che quella frase ha arrecato a Adriano Sofri e a qualunque battaglia, mai come in questo momento importante per il futuro del Paese, sulla giustizia. Tutto quello che Sofri ha costruito in questi anni, dopo la sentenza di condanna della Cassazione arrivata dopo infiniti processi indiziari e senza prove, la sua cultura, le sue passioni, la sua eccezionale capacità di scrittura sono evaporati come se l’orologio si fosse fermato quella mattina del 17 maggio 1972 in cui fu ucciso il commissario Calabresi. Così ci si domanda se stare dalla parte giusta della storia vuol dire sparare o comunque giustificare il terrorismo. Si apre il vaso di Pandora del famoso “album di famiglia” della sinistra, quella stessa che non vuol fare i conti con quella parte della propria storia. E questo è vero, ma andrebbe recitato in altro modo. In altro contesto.

Ma la miopia politica genera altrettanta miopia. E il manicheismo altro manicheismo. Così, ecco il titolo di Libero “La sinistra è sempre dalla parte sbagliata”, che fa proprio il paio con l’infelice frase di Gad Lerner. E, pur senza riflettere, il che sarebbe dovuto, su come si sono celebrati in Italia certi importanti processi, lo stesso direttore Sandro Sallusti, lancia una provocazione un po’ da brivido, nel giorno che è anche anniversario tragico della strage di Bologna. Se io, ha lanciato nel suo editoriale, avessi scritto la stessa cosa a Giusva Fioravanti, “mi sarei preso del terrorista e avrei trascinato nella gogna tutti i leader del centrodestra”. Così il discorso continua con la denuncia di due pesi e due misure. Tutti e due sbagliati, tutti e due perdenti. A nessuno viene in mente la vergogna di certe sentenze e di tutti gli imbrogli e le mancanze delle indagini e dei processi, fino agli ultimi, sulla strage di Bologna. Così come nessuno mette in discussione quelli sull’uccisione di Mario Calabresi. Non c’è tempo né modo. Diventa tutto un rinfacciarsi sui “compagni che sbagliano”, e assassini che diventano quasi eroi, perché stanno dalla parte giusta. Ma in questo modo, quella che sta uscendo dalla porta, mentre è entrata la stupidità, è proprio la giustizia. Bel lavoro, compagno Gad.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.