Nella conferenza stampa di alcuni giorni fa, Mario Draghi ha rivendicato con orgoglio la scelta del suo governo di tenere l’Italia aperta. Viceversa, i nuovi lockdown adottati dalla Cina contro Omicron potrebbero dare una violenta botta all’economia del Dragone. Negli ultimi giorni, le principali città portuali come Dalian e Tianjin, sono state sottoposte a nuove pesanti restrizioni. L’approccio delle autorità cinesi è radicale: prevenire la diffusione di qualsiasi focolaio, bloccando tutto, dalla vita nelle città ai viaggi.

In passato l’approccio rigoroso aveva funzionato. Secondo i dati forniti da Pechino – sulla cui attendibilità è lecito dubitare – la Cina ha registrato molti meno casi di Covid-19 nel 2020 rispetto alle altre nazioni e la sua economia è stata l’unica a crescere. Ma questa volta non tutto sembra filare liscio. Nei report di Goldman Sachs e Morgan Stanley si legge che il paese rischia una “profonda interruzione dei servizi” insieme con una crisi delle catene di approvvigionamento. All’inizio di quest’anno, un focolaio della variante Delta ha costretto il centro industriale di Xi’an al blocco con conseguenze gravissime sulle linee di produzione dei fornitori di chip globali come Samsung e Micron. Nelle città portuali cinesi la congestione delle navi nei porti ha creato gravi difficoltà nella consegna delle merci. Per ora i dati doganali mostrano che le esportazioni sono aumentate del 21% a dicembre rispetto a un anno fa. L’avanzo commerciale del paese è stato di 676 miliardi di dollari nel 2021, il massimo storico.

Tuttavia, “con i casi emersi negli ultimi giorni da numerose città portuali, tra cui Dalian e Shanghai, è probabile che la situazione peggiori nel breve termine, riducendo le spedizioni di gennaio”, avverte Julian Evans-Pritchard, economista per Capital Economics. D’altra parte, la Cina deve fare i conti con l’inefficacia di Sinovac, il vaccino di stato. E così, spiega un rapporto di Eurasia Group, “la popolazione non ha praticamente anticorpi contro Omicron”. Inoltre, ironia della sorte, l’abitudine a “tenere il Paese chiuso per due anni, ora rende più rischioso riaprirlo”. In più, la Cina ha la necessità di un controllo assoluto del virus per favorire lo svolgimento delle Olimpiadi invernali di febbraio 2022.

Ma il costo economico di lockdown così aggressivi potrebbe essere elevato. I consumi sono drammaticamente in calo a causa delle rinnovate restrizioni. Le vendite al dettaglio sono aumentate solo dell’1,7% a dicembre rispetto all’anno precedente, nettamente al di sotto dell’aumento del 3,9% di novembre. Secondo i dati del governo pubblicati ieri, il Pil è cresciuto solo del 4% nell’ultimo trimestre dell’anno rispetto all’anno precedente: il ritmo più lento in un anno e mezzo. Il fallimento della politica cinese zero-Covid potrebbe diventare il principale rischio geopolitico globale per il 2022. Ne è convinto Ian Bremmer, presidente dell’Eurasia Group, che avverte: “il successo iniziale della strategia zero Covid e l’attaccamento personale di Xi a questo metodo rende impossibile cambiare rotta”. Ma questa volta, mentre i paesi occidentali tendono a riaprire tutto, la vecchia rotta di Pechino potrebbe condurre l’economia del paese alla crisi.

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