Le ormai vicinissime Olimpiadi invernali fanno proseguire Pechino sulla via dello ‘Zero Covid‘, così la città di Yuzhou, 1,2 milioni di residenti e capoluogo della provincia centrale di Henan, è stata blindata per due casi asintomatici individuati domenica e un terzo lunedì.

Solo supermarket, farmacie e stabilimenti produttivi di beni essenziali, dove entrano solo i lavoratori in possesso di un tampone negativo, rimangono aperti. Tutti gli altri servizi, dalle scuole ai trasporti pubblici, è di nuovo bloccato. Il super-lockdown di Yuzhou non è il solo nelle ultime settimane in Cina. A Xi’an, capoluogo della regione dello Shaanxi, 13 milioni di residenti sono confinati a casa dal 23 dicembre. L’epidemia nella zona, però, è la più grave dopo quella di Wuhan, con 1.700 casi registrati.

Nello Shaanxi lunedì si sono registrati 95 casi in 24 ore; altri 13 in altre due province, e una ventina di asintomatici in tutta la Cina (che registra separatamente i casi con e senza sintomi). Numeri infinitesimali se confrontati a quelli di qualsiasi città o regione europea, che però sono sufficienti, in Cina, a far scattare misure estreme: la politica del governo centrale è quella dell’”eliminazione”, cioè di non lasciare che nemmeno il più piccolo dei focolai prenda piede, mirando all’obiettivo “contagi zero”.

Gli ingredienti di questa politica sono tre: tamponi di massa, che il governo organizza periodicamente; quarantene molto lunghe per i contagiati; lockdown drastici decisi improvvisamente, come quello di Xi’an. Sta funzionando? La variante Omicron, come in molti Paesi, si è messa di mezzo. I casi complessivi in Cina, nell’ultima settimana del 2021, sono arrivati al livello più alto da marzo 2020, quando la pandemia è esplosa. E l’esempio di Xi’an, in lockdown totale dal 23 dicembre, pone questioni sempre più urgenti ai responsabili della salute pubblica.

Una politica rischiosa che però serve a mettere in salvo le Olimpiadi invernali di Pechino che, utilizzando sempre il condizionale, dovrebbero iniziare il 4 febbraio. Il direttore esecutivo del Cio, Christophe Dubi, ha espresso “preoccupazione per l’aumento dei contagi tra gli atleti”, in un’intervista. Ha anche detto però di confidare nella “bolla sanitaria” allestita dal governo cinese.

Riccardo Annibali