La variante omicron minaccia le Olimpiadi invernali di Pechino. A poche settimane dall’inizio dei giochi olimpici, il Partito Comunista Cinese è costretto a stringere le misure per contrastare la diffusione del Covid-19, in base alla strategia della tolleranza zero. La maggior parte delle infezioni finora è stata rilevata a Tianjin, dove il 9 dicembre è stato riscontrato il primo caso cinese di omicron. Tuttavia, la scoperta nel fine settimana di un caso della nuova variante nel distretto di Haidian di Pechino ha fatto alzare il livello di allerta, spingendo le autorità a sospendere gli spostamenti da e verso il quartiere della capitale cinese e avviare controlli e test di massa per i residenti.

La città sede del potere politico cinese è sotto i riflettori internazionali. Pechino e la vicina provincia dello Hebei si stanno preparando per l’arrivo di migliaia di atleti, funzionari e giornalisti in vista delle Olimpiadi. Sulla scia dei recenti giochi olimpici che si sono tenuti a Tokyo, in Giappone, il grande evento sportivo cinese si svolgerà in una “bolla chiusa” che manterrà gli atleti e il personale dei giochi separati dai cittadini cinesi. La maggior parte dei partecipanti arriverà su speciali aerei charter: prima di imbarcarsi sui voli, tutti i passeggeri devono fornire due test negativi al Covid-19; una volta arrivati all’aeroporto di Pechino, a tutti sarà misurata la temperatura e nuovamente ci si dovrà sottoporre a tamponi nasali e faringei, prima del trasferimento in bus al villaggio olimpico.

Per far fronte alla diffusione della variante omicron, che ormai ha raggiunto anche i centri finanziari di Shanghai e Shenzhen, nella provincia del Guangdong, il comitato organizzatore delle Olimpiadi di Pechino, in accordo con il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) che è già presente nella capitale cinese con suo personale per allestire il grande evento a cinque cerchi, ha deciso che i biglietti i giochi olimpici invernali, che inizieranno il 4 febbraio, saranno distribuiti a gruppi di persone “mirati” e non saranno venduti al grande pubblico.

Ma anche i fortunati che avranno la possibilità di assistere alle gare dovranno osservare le rigide misure di prevenzione del Covid prima, durante e dopo aver partecipato agli eventi olimpici: gli atleti dovranno essere vaccinati – o affrontare una lunga quarantena – fare test ogni giorno e indossare mascherine quando non gareggiano o non si allenano. Per il comitato, l’attuale situazione è grave e complessa e sono necessari interventi concreti per proteggere la sicurezza del personale e degli spettatori delle Olimpiadi.

La decisione segna un’ulteriore stretta rispetto a quanto dichiarato lo scorso settembre dagli organizzatori, secondo i quali non ci sarebbero stati spettatori internazionali ai giochi, in base alle politiche di prevenzione del Covid che hanno chiuso i confini della Cina dall’inizio della pandemia.

Anche prima della rilevazione del caso omicron, Pechino aveva adottato precauzioni estreme per tenere lontano il virus dalla città: i viaggi nella capitale dalle aree del paese colpite dal Covid-19 sono stati limitati. Decine di voli internazionali e nazionali verso la città sono stati sospesi. E i residenti di Pechino sono stati esortati a non viaggiare durante le imminenti vacanze del capodanno lunare.

Secondo le autorità cinesi, il contagio di omicron nella capitale è attribuibile al contatto del contagiato con un pacco postale inviato dal Canada, che ha transitato negli Stati Uniti e Hong Kong prima di arrivare a Pechino. Per questo le autorità cinesi stanno esortando i cittadini a non ordinare prodotti provenienti dall’estero.

Nonostante la tesi sul contagio da contatto di oggetti sia stata messa in dubbio da numerosi scienziati, il governo centrale cerca di individuare una ragione dell’arrivo di omicron nel paese che ha chiuso le sue frontiere dal primo caso registrato a Wuhan all’inizio del 2020. Ed è un tentativo per dimostrare l’efficacia della strategia “tolleranza zero Covid” ai paesi occidentali. Ma il costo che la Cina sta pagando per fronteggiare la pandemia, anche in termini economici, è alto. E non senza polemiche da parte della popolazione: più di 20 milioni di persone in sei città sono ancora in isolamento dopo i recenti focolai.

Redazione