Anna Iervolino, direttrice generale del Policlinico Federico II, è in prima linea contro il Coronavirus. “Gli universitari non fanno o fanno poco pronto soccorso. Dai policlinici, visto che è bloccata anche la didattica, osservano il mondo e il Covid-19 da edifici semivuoti”, punzecchiano i colleghi ospedalieri. Vero, ma in parte. Perciò Iervolino chiarisce gli impegni presi nel tavolo regionale e onorati dal Policlinico.

“Proprio per il Coronavirus abbiamo organizzato un percorso nascita particolare per il parto spontaneo e per le pazienti con sospetto Covid in un reparto diverso da quello destinato alla maternità. Il blocco parto per le donne con sospetto Coronavirus è nell’edificio 15, abbiamo anche organizzato un servizio di Terapia intensiva neonatale (Tin), nell’edificio 12”. E se arriva una signora non incinta con sospetto contagio? “La ricoveriamo nel padiglione 18, quello delle malattie infettive, Lì – chiarisce la Iervolino – abbiamo locali isolati per pazienti con sospetto Coronavirus. Se la situazione dovesse diventare critica, i quattro posti diventerebbero sei o otto”.

Il Policlinico ha trasferito in cardiochirurgia i ricoverati nei 13 posti della rianimazione in modo da riservare i tredici letti di terapia intensiva ai pazienti con Coronavirus. “I nostri specialisti stanno portando avanti sperimentazioni con farmaci antivirali sui pazienti con Coronavirus mentre la Regione – spiega la manager – sollecita soluzioni anche per i bambini. Ne abbiamo in cura diversi con fibrosi cistica o diabete. Nell’ambito del padiglione di pediatria, al piano terra, accogliamo i pazienti in isolamento. Presto avremo barelle di biocontenimento e altri dieci posti letto pediatrici per bambini con Coronavirus”.

L’esame dei tamponi per analizzare possibili contagi viene fatto nella “Torre” biologica. C’è chi sollecita la partecipazione di tutti gli staff sanitari alla battaglia contro il Coronavirus trasferendo il personale in prima linea. Il Policlinico è pronto? “Non ci è stato chiesto alcun elenco di medici, tecnici e infermieri – conclude Iervolino – ma siamo pronti a metterci al lavoro”.