Da una parte il silenzio inspiegabile degli investigatori, diventato da anni una triste routine. Dall’altra lo show mediatico con tanto di foto pubblicate dei presunti assassini (insieme a compagne e figli, esposti senza motivo alla gogna social) che, indispettiti, si presentano poco dopo all’esterno della Tenenza dei carabinieri di Caivano in segno di protesta.

Le indagini sull’omicidio e l’occultamento del cadavere di Antonio Natale, il 22enne scomparso il 4 ottobre scorso e ritrovato senza vita due settimane dopo nelle campagne al confine tra Caivano e Afragola, nel Napoletano, vanno avanti nel silenzio più assordante, alimentando giorno dopo giorno tensioni ‘grazie’ a giornalisti (si, sono iscritti all’Ordine) che si improvvisano investigatori e, grazie alle informazioni arrivate da una cartomante, provano a risolvere il caso facendo nomi e cognomi e pubblicando le fotografie di persone al momento né irreperibili né indagate. Il tutto senza rispettare alcuna regola che la deontologia professionale impone. L’importante è definirli “presunti assassini”, poco importa se poi si pubblicano le loro foto senza nemmeno oscurare compagne e figli.

Saranno le indagini a far luce e a chiarire se la famiglia esposta alla gogna social è coinvolta o meno nell’orribile fine del giovane 22enne. Ma ad oggi quello che sta accadendo è raccapricciante. La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, guidata dal procuratore Giovanni Melillo, e la procura di Napoli Nord, guidata da poche settimane da Maria Antonietta Troncone, mantengono il più stretto riserbo su quanto accaduto.

Una linea che, come detto, va avanti da anni, arrivando talvolta a negare anche l’evidenza, e che finisce con il penalizzare il lavoro di chi dovrebbe fare informazione, alimentando così inciuci, ricostruzioni sempre più fantasiose e, spesso, fake news. Stesso discorso vale anche per i carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna che non hanno fornito alcuna informazione. Una situazione di anarchia totale che porta alcuni giornalisti (che bisogna definirli così perché sono iscritti a un Ordine professionale che, almeno si spera, non riesce a controllare tutto quello che accade) a trasformarsi in veri e propri eroi dello sciacallaggio. Colleghi protagonisti già in passato di dirette sui social con alle spalle una donna deceduta e distesa su un letto oppure, come accaduto qualche giorno fa, di veri e propri blitz contro una ladra tossicodipendente ripresa nel quartiere napoletano di Pianura mentre dormiva e data in pasto al mondo dei social.

Cosa sappiamo di Antonio Natale?

Il giovane pizzaiolo rientrato dalla Germania all’inizio del 2021, era scomparso la sera del 4 ottobre scorso dopo aver detto alla madre Anna di andare a Napoli con l’amico Domenico in un negozio di abbigliamento. Stando al racconto dei familiari, Antonio era finito nel vortice delle piazze di spaccio del famigerato Parco Verde di Caivano, una zona che dopo la guerra che lo Stato ha combattuto contro i supermercati a cielo aperto della droga a Scampia e Secondigliano, è diventata una dei principali punti di riferimento (insieme al Rione Traiano a Napoli e al Rione Salicelle di Afragola) per i tossici di tutta la Campania.

Sempre secondo il racconto della famiglia, tre giorni prima della scomparsa sarebbe stato vittima di un brutale pestaggio. “La camorra me lo deve ridare vivo o morto” ha urlato la madre prima del tragico epilogo del 18 ottobre quando nel pomeriggio i carabinieri – stando alla versione ufficiale – vengono allertati da un agricoltore della zona dopo il rinvenimento di un cadavere.

Nessuna accelerazione dunque dovuta alle rivelazioni di una cartomante che avrebbe ricevuto informazione dalla compagna di uno dei presunti killer di Natale. Su quest’ultimo aspetto sono in corso indagini e, al momento, qualsiasi ipotesi sarebbe prematura. Sarà l’autopsia a fornire ulteriori informazioni sull’orario del decesso di Antonio, il cui corpo è stato riconosciuto dai tatuaggi perché già in stato di decomposizione. Il giovane sarebbe stato ucciso nelle ore successiva alla scomparsa con diversi colpi d’arma da fuoco e poi sotterrato in un terreno nelle campagne di Casola, frazione di Caivano.

Le parole dei “presunti killer”: “Volevamo bene ad Antonio, le indagini chiariranno tutto”

Dopo essersi ritrovati coinvolti nella gogna social ed essere andati a protestare all’esterno della Tenenza dei carabinieri di Caivano, uno dei quattro protagonisti ha così commentato: “Per iniziare condoglianze a tutta la famiglia Natale, a noi dispiace moltissimo. Noi famiglia abbiamo sbagliato e anche pagato, non siamo santi ma neanche assassini e non potete darci già la colpa senza prove e – proseguono – pubblicare foto senza conferma con le indagini ancora in corso”.

“Le forze dell’ordine stanno facendo il loro dovere e dal primo momento, quando hanno dichiarato che eravamo latitanti, siamo andati in caserma a testa alta… E non è nemmeno il caso di infangarci, così state giudicando senza conoscerci e senza sapere le cose come stanno realmente”. Poi ancora: “Mettendo le nostre foto ci avete fatto fare il giro d’ Italia senza prove, senza sapere. E se poi noi siamo innocenti, ci avete infangati per senza niente? Lo ripeto – ribadisce – non siamo santi ma come si dice tempo al tempo verrà la condanna per tutti e noi vogliamo pagare ma dalla legge non da voi”.

 

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.