Donald Trump non fece nulla per tentare di fermare l’assalto del 6 gennaio 2021 a Capitol Hill, la sede del Congresso finita nel mirino dei sostenitori dell’allora presidente degli Stati Uniti per tentare di fermare la certificazione della vittoria elettorale di Joe Biden.

È l’accusa arrivata contro il tycoon nel corso dell’ultima udienza pubblica tenuta nella notte tra giovedì e venerdì dalla Commissione d’inchiesta della Camera statunitense che sta indagando sull’attacco al Congresso. Nel corso del ‘dibattimento’ sono stati ricostruiti e analizzati documenti, azioni e colloqui tenuti da Trump durante i fatidici 187 minuti di violenza a Capitol Hill, dal momento in cui l’ex presidente lasciò il palco dopo aver invitato i suoi sostenitori a marciare verso il Congresso fino al video postato su Twitter in cui li invitava ad andare a casa.

In particolare dai documenti e dalle testimonianze rese alla commissione emerge come Trump in quelle ore di follia abbia trascorso gran parte del suo tempo davanti alla televisione, guardando Fox News, la tv via cavo più vicina al mondo dei Conservatori trumpiani. Per lungo tempo l’allora presidente avrebbe rifiutato ogni richiesta di intervento per tentare di porre fine all’insurrezione in corso a Capitol Hill, anche di fronte alle richieste dei suoi più fidati collaboratori, tra cui i figli Ivanka ed Eric.

Non solo: prima che la violenza esplodesse Trump trovò anche il tempo per un tweet contro Mike Pence, il suo vicepresidente definito un codardo per la volontà di certificare il voto e dunque la vittoria di Biden, escludendo la teoria dei brogli portata avanti dal tycoon e dalla sua ‘cricca’. Pence che verrà poi minacciato dagli stessi supporter trumpiani di “impiccagione” per aver tradito il presidente.

Nell’udienza durata quasi tre ore vi sono testimonianze chiave di uomini come Pat Cipollone, al tempo uno degli avvocati della Casa Bianca. Cipollone ha riferito che il presidente era consapevole del pericolo che si stava correndo al Congresso, ma che nonostante ciò aspettò ore prima di prendere posizione per fermare i suoi sostenitori.

Nel corso dell’udienza è quindi emerso che Trump nel corso dell’attacco al Congresso non provò mai a contattare le forze dell’ordine o il Pentagono. Il generale Mark Milley, ai tempi capo di stato maggiore dell’esercito, ha ricordato alla Commissione lo sconforto di ritrovarsi in quella situazione: “Sei il comandante in capo, c’è un assalto al Congresso degli Stati Uniti e non fai niente? Nemmeno una telefonata? Niente? Zero?”.

Ma il documento più forte mostrato in Commissione è quello che riguarda il ‘day after’ l’assedio, quando Trump registrò un discorso in video in cui condannò le violenze in maniera molto blanda e solamente di fronte alla possibilità che venisse sottoposto all’impeachment. Il video mostra Trump leggere il testo preparato ma poi rifiutare più volte di dire che le elezioni si erano concluse con la vittoria di Biden. “Non posso dirlo. Dico che il Congresso ha certificato” il risultato, dice Trump parlando con la figlia Ivanka, presente dietro le telecamere.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.