Chissà se oggi anche Buttafuoco avrà un sussulto di ragionevolezza o se continuerà imperterrito a non considerare la realtà che urla davanti ai suoi e ai nostri occhi. L’artista russo, Semyon Skrepetsky, è stato assassinato in un attentato in Polonia, a Biała Podlaska una cittadina non lontana dal confine con la Bielorussia. La sua morte è avvenuta dopo una sua performance di protesta contro Putin a Berlino pochi giorni fa e dopo aver partecipato alla manifestazione del 9 maggio scorso, organizzata a Venezia da Europa Radicale, Certi Diritti, Arts Against Aggression e Radicali Venezia, contro la scelta di ospitare il regime criminale russo alla biennale.

Essere stato insieme a lui a Venezia, aver marciato e vissuto con lui in quell’evento che abbiamo intitolato “La Biennale del dissenso”, rende per ciascuno di noi questa notizia ancor più dolorosa e terribile. L’omicidio dei dissidenti è la regola del Cremlino. Lo abbiamo urlato a Venezia contestando la scelta incredibile di Pietrangelo Buttafuoco di accreditare il regime di Mosca nel nostro Paese. Oggi c’è un nuovo omicidio e riguarda proprio un artista, uno di quegli artisti che ha dedicato la propria arte alla denuncia dei crimini dei vari Putin e Kadirov, un artista che era insieme a noi a lottare per la libertà. Proprio a causa delle minacce ricevute e per il timore per la propria incolumità Semyon nel 2021 ha deciso di lasciare la Russia per stabilirsi in Polonia, un Paese dove ormai da anni le autorità hanno denunciato lo spionaggio di esponenti dei regimi russo e bielorusso e continue operazioni di sabotaggio. Questo crimine efferato mostra a chi continua a non volere vedere cosa significhi essere dissidenti in Russia e cosa significhi essere artisti dissidenti.

Quello che da oggi possiamo e dobbiamo fare è impegnarci per diffondere le opere di denuncia del regime prodotte da Skrepetsky. Le stesse opere che probabilmente hanno condotto alla scelta di eliminarlo devono essere pubblicate, viste, conosciute, dal maggior numero di persone possibili, in Europa come in Russia. Lo ribadiamo oggi con ancora maggiore forza: i criminali di guerra vanno arrestati e processati, non certo invitati alla biennale di Venezia come nulla fosse accaduto.