Audre Lorde si definiva una poetessa “nera, lesbica, madre e guerriera”. Una delle sue prime poesie fu rigettata dal giornale della sua scuola. È diventata un simbolo: dell’impegno, della letteratura e del femminismo. Google gli ha dedicato il doodle di oggi, giovedì 18 febbraio. Un doodle interattivo, con diverse animazioni, e quindi citazioni sulle grafiche che scorrono come fogli, coloratissimo e realizzato dall’artista Monica Ahonanu.

L’omaggio – anche al’U.S. Black History Month, il mese di febbraio negli Stati Uniti dedicato anche alla lotta alle discriminazioni sugli afroamericani – di Google ricorda la nascita, il 18 febbraio 1934 a New York, di Lorde da genitori immigrati dai Caraibi, Lindra Gertrude Blemar e Frederick Byron Lorde. Fu la prima studentessa nera alla Hunter High School. Fin da bambina mostrò una propensione per la scrittura e per la poesia. Il poema Spring che scrisse per il giornale della scuola fu giudicato non pubblicabile. Venne poi accettato dalla rivista Seventeen. Fin dall’adolescenza fece coming out: si disse lesbica.

Lorde si è laureata allo Hunter College di NY nel 1959 e intraprese un master in Amministrazione Libraria alla Columbia University. Ha lavorato come bibliotecaria e come insegnante di inglese. Mentre lavorava continuava a scrivere. Del 1968 la sua prima raccolta, The First Cities. Ha vissuto anche in Germania Ovest, dove ha insegnato e dove ha partecipato al movimento femminista locale afro-tedesco. Ha tenuto numerose conferenze in tutto il mondo. Ha pubblicato diversi saggi, come Buest of Light, 1989, vincitore dell’American Book Award, nel quale ha raccontato la sua lotta contro il tumore al seno che le venne diagnosticato nel 1978.

Nonostante si fosse dichiarata lesbica sposò nel 1962 Edwin Rollins. Ebbe due figli, Elizabeth e Jonathan. Dopo il divorzio ebbe una lunga relazione con Frances Clayton e poi con Gloria I. Joseph, scrittrice e accademica femminista, con cui visse alle Isole Vergini, a Saint Croix, fino alla morte, il 17 novembre 1992. Al centro della sua produzione i temi della giustizia sociale, di quella razziale, la sessualità, l’impegno contro le discriminazioni contro gli afroamericani e la comunità LGBTQ+.

Il doodle di Google cita uno dei suoi aforismi più celebri: “There is no such thing as a single-issue struggle because we do not live single-issue lives”: non esiste una cosa come la lotta univoca, perché non viviamo vite univoche.

Antonio Lamorte