Che i virologi e medici ed esperti vari tirati in ballo in questa pandemia da coronavirus non dovessero più andare in televisione sono in molti a pensarlo e anche a dirlo. Per l’allarmismo, la paura, il panico che a volte le dichiarazioni provocano. In Francia hanno preso questa strada: sempre meno studiosi e ricercatori in tv. O almeno sempre meno scienziati di quelli che compongono il Comitato Scientifico Francese.

Pare che l’impulso sia partito dallo stesso presidente Emmanuel Macron, sempre più insofferente all’attenzione mediatica degli esperti. I membri del corrispettivo del Comitato Tecnico Scientifico Italiano continuano a lavorare ma danno i propri pareri prima al governo e non ai media. A influire sulla tendenza un caso specifico: quello di un esperto, Jean François Delfraissy, tra l’altro presidente del Comitato, che il mese scorso aveva pronosticato un nuovo lockdown, considerata l’espansione delle varianti, in un’intervista. Uscita che non è sembrata opportuna al Presidente. Lo stesso virologo ha poi rivisto nei giorni scorsi le proprie affermazioni. Meno annunci e allarmi, dunque.

Un caso non troppo diverso da quello che ha tenuto banco in settimana in Italia, quando l’appello a un nuovo lockdown del consulente del ministero della Salute Walter Ricciardi ha fatto infuriare Matteo Salvini. Il leader della Lega, e tra i principali azionisti della maggioranza del nuovo governo, ha infatti replicato: “Non ho parole. Non se ne può più di ‘esperti’ che parlano ai giornali, seminando paure e insicurezze, fregandosene di tutto e tutti. Confidiamo che con Draghi la situazione torni alla normalità”. Il caso è emblematico perché riguarda un esperto legato al ministero della Salute e quindi direttamente alla gestione dell’emergenza.

Solo l’ultimo episodio, tuttavia, di un anno di pandemia ormai che ha visto salire alla ribalta una categoria prima, se non proprio sconosciuta, sicuramente di non rilevante presenza mediatica. A innervosire e a indisporre i cittadini gli allarmi oltre alle posizioni diverse o troppo divergenti, quasi come se si trattasse di questioni personali tra Roberto Burioni e Massimo Galli e Andrea Crisanti e Giorgio Palù e Ilaria Capua e Alessandro Vespignani e Alberto Zangrillo; e la lista potrebbe continuare ancora a lungo. Fatto sta che la rivista scientifica Scopus, in una classifica stilata l’anno scorso, e calcolata in base a carriera e pubblicazioni, ha quasi bocciato la comunità degli esperti italiani. Ma è passato del tempo.

Funzionerebbe in Italia, quindi, la misura adottata in Francia? Forse sì, forse no. Molte polemiche nascono nella comunità scientifica al di fuori del Cts, accusato di essere “Roma-centrico”, e quindi da chi dice che gli scienziati del Comitato non vedono nemmeno i pazienti – tutto da dimostrare – e da chi probabilmente prova qualche rancore per essere rimasto fuori dall’organo. Proprio quelli che del Comitato non fanno parte avrebbero potenzialmente una maggiore visibilità, dunque, in una situazione simile. E in questo senso dovrebbe essere proprio il giornalismo, autori e conduttori, a gestire meglio inviti e interventi degli esperti ospitati – molti degli improbabili nomi all’inizio spesso chiamati in causa non sono più interpellati, se ci si fa caso – come non sempre è stato fatto in questo anno di pandemia.

Il bando dalla televisione, chiunque riguardi, non implicherebbe comunque una conseguente sparizione dal dibattito visto che molti hanno ormai pagine social, in alcuni casi anche molto seguite. Che poi gli studiosi che fanno parte di organi o commissioni legate alla gestione esecutiva dell’emergenza parlino soltanto moderando i termini, senza creare allarmismo, e in accordo con le decisioni, non potrebbe che essere un bene. È anche nella comunicazione che si richiede infatti un salto di qualità al governo di Mario Draghi. Resta significativo che, dopo un anno di pandemia, gli esperti che rincorrevamo per capirci qualcosa, rassicurarci, spiegarci adesso vengano invitati, un giorno sì e l’altro pure, a moderare i termini. Una questione di comunicazione, prima che di scienza.

Antonio Lamorte