Non ci vadano più in televisione, questi esperti e dottori e virologi. Non ci vadano più a terrorizzarci con il covid-19, il coronavirus e come se non fosse abbastanza anche le varianti. In molti lo dicono, altri lo pensano: questi scienziati creano il panico. Non tutti, naturalmente, soprattutto uno però: Walter Ricciardi, consulente del ministero della Sanità. Che a stilare una classifica dell’esperto più impopolare, detestato, forse odiato al momento sarebbe con molte probabilità in vetta, in fuga magari. E questo perché ha individuato una sola soluzione per il contagio: chiudere tutto.

Lo aveva detto in un’intervista a Che tempo che fa e a Il Messaggero, che serve un lockdown totale. “Deve durare il tempo necessario a tornare a questo dato di incidenza. Possono essere due, tre, quattro settimane, dipende quando si raggiunge l’obiettivo”. Apriti cielo. Non l’avesse mai detto. Ricciardi è stato trending topic sui social per un paio di giorni e passa. Il primo a sbottare Matteo Salvini, il segretario della Lega, europeista di nuovo conio, azionista di maggioranza del nuovo governo Draghi. “Non se ne può più di esperti che parlano ai giornali, seminando paure e insicurezze, fregandosene di tutto e tutti. Non si può terrorizzare 60 milioni di italiani – ha detto in un’intervista a Mezz’ora in più – Un consigliere di un ministro non può alzarsi una mattina e parlare di chiusura totale. Prima ne parli con il presidente del Consiglio”. E giù altri improperi e ammonimenti e offese più o meno da ogni dove.

Il punto è che la settimana scorsa Angela Merkel ha ammesso: abbiamo sottovalutato le varianti, e ha prolungato il lockdown in Germania in corso fino al 7 marzo. Anche la Francia pensa a un nuovo lockdown: al momento il coprifuoco è in vigore fino dalle 18:00 alle 6:00, le frontiere chiuse, il Paese tra i primi per nuovi contagi giornalieri secondo statistiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Continua invece il lockdown, più stringente di quello tedesco, nel Regno Unito, da oltre un mese. Alla chiusura pensa anche la Spagna.

Intanto in Italia (tornando agli esperti) Andrea Crisanti sollecita un “lockdown stile Codogno”, Massimo Galli denuncia il suo reparto pieno di varianti al Sacco di Milano, Alessandro Vespignani dice di andare cauti con le riaperture, sulla stessa linea il presidente Aifa Giorgio Palù e il Presidente Gimbe Nino Cartabellotta, l’Istituto Superiore di Sanità e il Centro Europeo per il Controllo delle malattie invocano misure più stringenti come i mille firmatari di un appello a Draghi dell’Italian Renaissence Team, il fisico e scrittore Paolo Giordano giudica pericoloso sottovalutare le varianti anche perché la letalità potrebbe essere più alta. E in mezzo a tutto questo appello a essere sacrificato sull’altare di quelli che dicono quello che non ci vorremmo sentirci dire, dopo un anno di pandemia e clausura, è Ricciardi.

Tutti che ce l’hanno con Gualtiero detto Walter, 61 anni, medico, docente di Igiene e Medicina Preventiva all’Università Cattolica, ex Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, fino al 2020 nell’Executive Board dell’Oms e alla guida della World Federation of Public Health Association. Ha studiato alla Federico II a Napoli e alla London School of Hygiene and Tropical Medicine, nominato prima della pandemia presidente del Mission Board for Cancer. Titolo più, titolo meno, gaffe più o gaffe meno – come ha ricostruito il Corriere della Sera, ma chi non è scivolato su questa pandemia? – il vulcanico Ricciardi resta tuttavia sempre “quello del film con Mario Merola”. L’ultimo guappo.

Una lettera scarlatta e l’appiglio perfetto per criticare l’esperto, il virologo di turno, categoria professionale che prima del covid-19 nessuno calcolava e che già ci ha stancato. Basta con le diapositive di Burioni e il tono stentoreo di Galli, con le dirette di Bassetti e le interviste a Pregliasco. Non ne possiamo più di medici ed esperti, delle opinioni dei “migliori” – gli italiani, in una ricerca di Scopus, erano stati bocciati, l’anno scorso – forse perché troppo presenti, sempre in televisione. A maggior ragione Ricciardi: legato a una carica istituzionale, dovrebbe maneggiare diversamente la comunicazione, e questo cambierà a quanto pare con il governo Draghi. E invece sono proprio gli esperti a rassicurare, dirci come fare, in queste occasioni. Un contrappasso.

Proprio come Rocco Casalino che prova, e ha scritto un’autobiografia, a ripulire la sua immagine dall’ingombrante partecipazione alla prima edizione del Grande Fratello, così Ricciardi è indissolubilmente legato ai film con Merola, con Stefania Sandrelli, la fiction Rai I Ragazzi di padre Tobia. Funziona così, ciò che si dice passa in secondo piano, Merola scredita. Lo dicono deluso perché ambiva a un ministero. Lui, dopo la valanga di polemiche: “Se non sono utile mi dimetto”. Certo non si capisce a cosa possa servire un consigliere che consiglia e forse non viene ascoltato dal ministero e quindi se ne va in televisione a dire quello che pensa.

Vito Califano