Preoccupano le varianti del coronavirus. Quella inglese, quella brasiliana, quella sudafricana. Ancora da studiare a fondo, e per la trasmissibilità e la patogenicità, e per l’efficienza o meno dei vaccini anti-covid approvati e distribuiti. I decessi nell’Unione Europea hanno raggiunto quota 500mila. In Italia la provincia di Perugia è in lockdown per l’impennata di casi, stessa situazione in Alto adige, altre Zone Rosse sono state create anche in altre Regioni. Ieri il bollettino ha fatto segnare 12.956 contagi e 366 decessi con un tasso di positività in aumento al 4,2% in Italia. La paura: una terza ondata con varianti ancora da decifrare dominanti.

CHE COSA SONO LE VARIANTI – L’Istituto Superiore di Sanità ha risposto, sul suo sito, ad alcune FAQ, nelle quali si descrivono le varianti, ancora da studiare, come precisato, ma comunque più aggressive e contagiose del virus originario. Tutte e tre prendono il nome dal luogo dove sono state osservate la prima volta.

VARIANTE INGLESE – “La ‘variante inglese’ (VOC 202012/01) è stata isolata per la prima volta nel settembre 2020 in Gran Bretagna – si legge sul sito Iss – mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 9 novembre 2020. È monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata, ipotizzata anche un maggiore patogenicità, ma al momento non sono emerse evidenze di un effetto negativo sull’efficacia dei vaccini”.

VARIANTE SUDAFRICANA – “La ‘variante sudafricana’ (501 Y.V2) è stata isolata per la prima volta nell’ottobre 2020 in Sud Africa, mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 28 dicembre 2020. È monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata, e perché dai primi studi sembra che possa diminuire l’efficacia del vaccino. Si studia se possa causare un maggior numero di reinfezioni in soggetti già guariti da COVID-19”.

VARIANTE BRASILIANA – “La ‘variante brasiliana’ (P.1) è stata isolata per la prima volta nel gennaio 2021 in Brasile e Giappone. Alla data del 25 gennaio 2021 è stata segnalata in 8 paesi, compresa l’Italia. È monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata e perché dai primi studi sembra che possa diminuire l’efficacia del vaccino. Si studia se possa causare un maggior numero di reinfezioni in soggetti già guariti da COVID-19”.

CHE FARE – Niente panico dunque, ma accortezza e attenzione sì. Come suggerisce la comunità scientifica e come ha suggerito Angela Merkel. “Ci possono essere effetto catastrofici sui sistemi sanitari”, ha detto la cancelliera tedesca al Bundestag riferendosi alle varianti e all’aumento in alcuni casi drammatico dei contagi. Perciò le chiusure e le restrizioni, come in Francia e Israele. La Germania ha deciso di prolungare il lockdown in corso nel Paese fino al 7 marzo. “Non siamo stati abbastanza attenti e non siamo stati abbastanza rapidi – ha aggiunto Merkel – la politica ha mancato di restringere la vita pubblica in maniera sufficientemente tempestiva di fronte alla crescita dei contagi”. E quindi l’avvertimento: “Ancora non tutto è stato studiato a fondo, ma faremmo bene a non dubitare delle valutazioni degli esperti nel Paese e all’estero, quando ci spiegano che tutte e tre le varianti sono molto più aggressive, e dunque più contagiose, del virus originario”.

Per il fisico e scrittore Paolo Giordano “la mutabilità del virus dovrà essere posta al centro della strategia, non come eventualità ma come assunto di partenza”, questo il compito del nuovo governo. Mutazioni intese come conosciute, sconosciute o potenziali. Un errore poi sottovalutare la maggiore trasmissibilità. “Una trasmissibilità più alta è perfino peggiore di una letalità più alta. Peggiore in senso stretto, perché produrrà infine più morti, nonostante le parole c’ingannino al riguardo. La ragione è ancora una volta nella matematica del contagio: se una letalità aumentata produce di per sé un aumento proporzionale dei decessi, una maggiore trasmissibilità causa una crescita delle morti esponenziale”, ha scritto Giordano su Il Corriere della Sera. Ancora inesplorato quindi il terreno delle varianti, a un anno dall’esplosione della pandemia. Incertezza sull’efficacia dei vaccini mentre continuano gli studi. Atteso per domani uno screening dell’Iss sulle varianti in Italia.

Antonio Lamorte