“Non possiamo sederci intorno a un tavolo e fare un trattativa sindacale o politica con il virus. Siamo tutti d’accordo che vorremmo riaprire tutto quello che si può aprire ma io mi ritrovo il reparto pieno di varianti e questo ci fa prevedere che a breve avremo problemi più seri”.

Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, ospite a Mattino 5, su Canale 5, ha ribadito tutta la sua preoccupazione per la rapida diffusione della variante inglese, tornando sulle polemiche dei giorni scorsi relative alla richiesta di un lockdown immediato da lui stesso avanzata oltre che dal consulente di Speranza Walter Ricciardi e dal professor Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova.

Il pericolo varianti, così come evidenziato dal report dell’Istituto Superiore di Sanità, “riguarda tutta l’Italia, questa è la realtà” sottolinea Galli. “Le avvisaglie vengono guardando semplicemente un pochino al di là del nostro naso, guardando cosa sta succedendo, è successo negli altri Paesi europei e considerando che ci sono queste nuove varianti, piaccia o no. Non ce le siamo inventate noi le varianti. Ci sono e sono più contagiose. Hanno maggiore facilità a diffondersi in situazioni non sicure. Questo è molto spiacevole, ma è un dato di fatto”.

“Davanti a questo – prosegue – anche chi vi dice ‘attenzione dobbiamo chiudere di più’ può correre il rischio di esagerare nel fare questa affermazione. Ma il rischio di esagerare ahimè è inferiore alla probabilità di avere purtroppo per l’ennesima volta ragione”.

Sull’argomento è intervenuto, nel corso di Agorà su Rai 3, lo stesso Crisanti con un dato statistico. “La variante inglese in 15 giorni passa dal 10% al 60-70% con le conseguenze che abbiamo visto in Inghilterra con più di 2000 morti al giorno“.

Il direttore di Microbiologia e Virologia ‘rimprovera’ il ministro Speranza perché “esitante di fronte a spinte di parte, l’agenda la detta il virus non il commerciante. Sicuramente se ha avuto un problema è stato quello di esitare di fronte a spinte di parte. Se a maggio avessimo prolungato il lockdown di altri 15-20 giorni avremmo azzerato i contagi, avremmo potuto blindare l’Itala. Ma chiaramente c’era chi doveva aprire le spiagge, c’era chi doveva fare le discoteche, è un continuo. L’agenda qui la detta il virus, non la detta il commerciante Se continuiamo così non ne usciamo”.

Quindi “ha fatto benissimo Ricciardi a sollevare l’allarme su questa problematica perché i politici, in genere, si sono, nel passato anche, mossi sempre in ritardo, sempre”.

Redazione