A pochi giorni dal cruciale voto per il Quirinale sono ancora una volta le Procure ad entrare in gioco, questa volta mettendo nel mirino il Movimento 5 Stelle. Il fondatore e garante dei pentastellati Beppe Grillo, come scrive il Corriere della Sera, è indagato dalla Procura di Milano per traffico di influenze.

La vicenda riguarda i contratti sottoscritti nel biennio 2018-19 dal blog Beppegrillo.it con la compagnia marittima Moby dell’armatore napoletano Vincenzo Onorato.

L’indagine a carico di Grillo, scrive il Corsera, è emersa a seguito di alcuni sequestri e acquisizioni di documenti effettuati dal Nucleo di Polizia economico-tributaria della Guardia di Finanza di Milano martedì mattina in una diversa inchiesta sulla compagnia marittima, da tempo in ‘cattive acque’.

Moby è stata infatti ammessa nel giugno 2020 dal Tribunale di Milano alla procedura di concordato preventivo, proposta dal gruppo che fa capo a Onorato a obbligazionisti, alle banche e allo Stato anche in virtù della vicenda dell’acquisizione della Tirrenia.

L’inchiesta è diretta dai pm Cristina Roveda sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli. I finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano, scrive l’Ansa, stanno effettuando perquisizioni negli uffici della Beppe Grillo srl.

Secondo l’ipotesi accusatoria della Procura, guidata dal facente funzione Riccardo Targetti, Vincenzo Onorato avrebbe chiesto a Beppe Grillo una serie di interventi a favore di Moby che il leader del Movimento 5 stelle “ha veicolato a esponenti politici trasferendo quindi” all’armatore “le relative risposte”.

Il ruolo del blog di Grillo

Ma cosa c’entra dunque Grillo nell’indagine? Il cofondatore del Movimento 5 Stelle aveva raggiunto un accordo con la Moby nel biennio 2018-19: per un compenso di 120mila euro l’anno, sul blog di Grillo sarebbero stati inseriti messaggi pubblicitari, uno spot al mese e contenuti redazionali e interviste a “testimonial” della Moby, da diffondere anche sui social del blog.

In realtà, come emerso dalle carte della procedura di concordato preventivo della Moby, l’accordo col ‘sacro bloc’ grillino non è andato poi così. Grillo viene indicato infatti tra i creditori della compagnia di navigazione per 73.200 euro.

L’inchiesta su Open

In realtà l’accordo commerciale tra Moby e blog di Grillo emerse già nel dicembre 2019 nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione Open di Matteo Renzi. In quell’occasione risultò anche la segnalazione da parte dell’Ufficio di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia di alcuni pagamenti della compagnia di Onorato, tra cui quello al blog di Grillo, come potenzialmente sensibili in base alle normative antiriciclaggio.

Segnalazione avvenuta, ricorda il Corriere, “sia per gli importi, sia per la descrizione generica della prestazione ricevuta, sia per la circostanza di essere disposti a beneficio di persone politicamente esposte”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia