Le sardine avevano chiesto l’autorizzazione per svolgere la manifestazione nella piazza di Bibbiano, ma la Questura ha chiesto loro di fare un passo indietro. Il paesino dell’Emilia Romagna, già noto per le tristi vicende legate a presunti affidi illeciti di minori, strausato da Salvini per la campagna diffamatoria contro il Pd, è nuovamente al centro della contesa politica. Matteo Salvini infatti ha deciso di chiudere lì la sua campagna elettorale per le regionali in Emilia. Adesso la Questura, che prima aveva autorizzato la manifestazione, ritratta.

Ieri sera le sardine reggiane Youness Warhou e Giulia Sarcone che avevano lanciato il falsh mob previsto per giovedì 23 gennaio, sono state chiamate in Questura. “C’è stato richiesto un passo indietro in nome di un patto coi partiti di dare la precedenza a loro in campagna elettorale, ma allora non dovevano rilasciarci l’autorizzazione – raccontano – Rispetteremo sempre la legge, non andiamo contro le istituzioni, ma chiediamo che lo dicano ufficialmente che tolgono la piazza alle sardine per darla alla Lega. Noi se saremo costretti promuoveremo una piazza alternativa”.

L’obiettivo del flash mob era quello di sottrarre il paese di Bibbiano alla gogna mediatica cui è stato sottoposto nei mesi scorsi e hanno prenotato la piazza prima di Salvini che invece aveva solo annunciato l’intenzione di chiudere lì la sua campagna elettorale. Dopo un allarme bomba al Comune di Bibbiano, i sindaci della Val d’Enza avevano chiesto che non si facesse nessuna manifestazione: “Decideranno le autorità competenti, ma chiediamo buon senso agli organizzatori, ossia a Lega e Sardine. Chiediamo loro un passo indietro”, l’appello di Franco Palù – presidente dell’Unione val d’Enza.

E ieri, nell’annunciare l’evento di domani a Bologna in conferenza stampa, Mattia Santori, leader bolognese delle Sardine aveva detto: “Loro sono i leoni da tastiera, noi sappiamo organizzare le piazze. Le Sardine sono pronte a rinunciare a scendere in piazza a Bibbiano solo a patto che prima rinunci anche la Lega. Non siamo noi un pericolo di sciacallaggio per la città di Bibbiano, noi siamo l’anticorpo. Se i cittadini diranno ‘Non ci andiamo’, a noi va benissimo, se Bibbiano dice ‘Non vogliamo né uno, né l’altro, noi siamo d’accordo”. Ora è la Questura a chiederlo.