Via Caio Duilio a Fuorigrotta, quartiere di Napoli, è ancora una volta scenario di violenze. Una bomba carta è esplosa davanti a un noto ristorante. Un boato fortissimo ha rotto la quiete della notte intorno alle 4. L’esplosione ha distrutto l’ingresso del ristorante e danneggiato il palazzo adiacente. Per fortuna non ci sono state vittime. Sul posto si sono recati gli agenti di polizia che hanno iniziato le indagini e che non hanno escluso la pista dolosa.

Intorno alle 4 del mattino sui gruppi Facebook del quartiere in tanti hanno scritto: “Avete sentito lo scoppio?”. Secondo quanto riportato dall’Ansa l’esplosione ha prodotto danni agli arredi posti all’esterno del locale, una pedana in legno, tavoli e sedie. Danneggiate anche due vetrate e il portone del palazzo adiacente, oltre a due vetture parcheggiate nei paraggi. Interrogato dalle forze dell’ordine, il titolare ha riferito di non aver mai ricevuto minacce dal racket. Non ci sono feriti. Sull’episodio indaga la polizia: al vaglio le immagini delle telecamere presenti in zona.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, gli investigatori non escludono la pista della criminalità organizzata che nell’ultimo periodo sta mettendo in fibrillazione il quartiere. La faida è accesa tra i clan che si contendono il predominio sullo spaccio e il racket. Il primo omicidio dell’anno a Napoli si è infatti verificato proprio a Fuorigrotta. Salvatore Capone, 43 anni, è stato raggiunto da tre colpi di arma da fuoco nel Rione Lauro, durante la notte dei festeggiamenti per il nuovo anno. Salvatore Capone, con diversi precedenti, era in via Leopardi a pochi passi da casa sua. All’improvviso è stato raggiunto da colpi di pistola al viso che lo hanno ferito mortalmente.

La faida di Fuorigrotta

Secondo la ricostruzione dell’Agi, Salvatore Capone, 42 anni, era la scorta armata dei boss del rione Lauro, raccordo criminale tra Fuorigrotta, Bagnoli e i Licciardi di Secondigliano. L’uomo ucciso a Capodanno era vicino al gruppo Cesi che è egemone nella zona a ridosso dello stadio Maradona, in contato con gli Esposito e con i Licciardi. L’agguato è stato letto come la risposta al raid che ha colpito il capoclan Vitale Troncone, in fin di vita all’ospedale del Mare, dopo essere stato raggiunto da una raffica di colpi il 23 dicembre scorso.

Un agguato che forse è in risposta all’incendio di un pub. Capone era molto vicino al boss Massimiliano Esposito, ‘o scognato, del quartiere di Bagnoli tanto che durante la sua latitanza era lui che ne gestiva il cellulare per le comunicazioni urgenti. L’omicidio avvenne nel Rione Lauro, a Fuorigrotta, zona dove è storicamente insediato il clan Iadonisi mentre lo scontro in atto tra gruppi malavitosi vede da una parte il clan Bianco-Baratto, dall’altra la famiglia Troncone. Da chiarire il ruolo di altre organizzazioni provenienti dal Rione Traiano (clan Sorianiello) e Bagnoli. Intanto a Fuorigrotta si continua a sparare a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Il 23 dicembre l’agguato contro il boss Vitale Troncone. Il 53enne fu colpito al volto e alle gambe da sicari entrati in azione intorno alle 11, durante il caos della vigilia delle festività natalizia, in via Caio Duilio, non molto distante dall’abitazione di Troncone. Soccorso è trasportato al vicino ospedale San Paolo di via Terracina, Troncone è ancora in vita ma è in condizioni disperate. È stato raggiunto da un proiettile allo zigomo e da un altro al femore. Assistito dai sanitari, sarebbe cosciente.

Nel pomeriggio stesso dell’agguato è stato arrestato il figlio del ras, Giuseppe Troncone, 24 anni per rapina e lesioni personali, aggravata dal metodo mafioso, avvenuta a inizio ottobre. La Procura e la Squadra Mobile di Napoli hanno provato a giocare d’anticipo nel tentativo di evitare una nuova scia di sangue nel quartiere cecando di evitare la vendetta dell’omonimo clan dopo l’omicidio del cugino Andrea Merolla, 30 anni ucciso il mese prima, lo scorso 10 novembre, intorno alle 21.30, in via Caio Duilio, nei pressi di un distributore di benzina poco distante dal bar.

Ma il 26 dicembre il fermo di Troncone jr non fu convalidato e tornò in libertà. Merolla morì poco dopo l’arrivo all’ospedale San Paolo. Merolla provò a rifugiarsi dietro il distributore ma venne raggiunto da più proiettili esplosi dal killer, entrato – secondo una prima ricostruzione – in azione in sella a uno scooter guidato da un complice.

Lo scorso 15 marzo 2021, intorno alle 19:30, Antonio Volpe, 77enne considerato dagli investigatori esponente storico della malavita locale (clan Baratto-Bianco), venne ucciso poche centinaia di metri dopo, nella vicina via Leopardi. Qualche settimana dopo, il 4 aprile, un commando di scooter entrarono in azione in via Costantino, 150 metri prima del luogo dove è stato ucciso Merolla, esplodendo dei colpi d’arma da fuoco nei pressi dell’abitazione del ras Vitale Troncone.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.