Si schermisce, dice che che da due anni, da quando è presidente della Regione Emilia Romagna, il suo è “un impegno totale” a favore dei suoi cittadini e che dunque non guarda ai ‘giochi romani’ del partito, ma Stefano Bonaccini in un colloquio con Repubblica fa quello che appare come un discorso da candidato a segretario del Partito Democratico.

Capace di fermare l’ondata leghista nella Regione, che rischiava di passare a destra due anni fa, Bonaccini nell’intervista a Repubblica tenta di dare una sveglia al suo stesso partito e al segretario Enrico Letta, ricordando a tutti come alle elezioni del 25 settembre “si corre per vincere, non per perdere bene“, chiedendo “una scossa” al partito.

Letta che, solo pochi giorni fa, Bonaccini aveva definito “smunto”, oltre a “depresso, scontento: come la convinciamo la gente così?”. Parole che aveva rinfocolato le polemiche interne ai Dem, con alcune correnti, in particolare gli ex renziani di Base Riformista, che dal 26 settembre in caso di sconfitta pesante alle urne aprirebbero i processi interni per ‘fare fuori’ l’attuale classe dirigente e il segretario.

Bonaccini nel suo ‘discorso programmatico’ a Repubblica parte da tre proposte semplici che dovrebbero guidare il partito. Per il governatore si tratta di “redditi più alti per chi lavora anziché la flat tax a vantaggio dei più ricchi: una busta paga in più in tasca ai lavoratori e un salario minimo per chi oggi non è coperto da un contratto collettivo. Una forte spinta sulla transizione ecologica ed energetica perché significa bollette più basse e un pianeta più pulito per i nostri figli, a fronte della destra che vaneggia di nucleare senza dire dove e quando. Infine, più sanità pubblica perché nessuno sia costretto a pagare per la propria salute, rispetto alla destra che vuole sanità privata”.

Un progetto politico in antitesi con quello proposto dalla destra a trazione sovranista, ma attenzione a farne una battaglia “tra buoni e cattivi”, spiega Bonaccini. Secondo il governatore infatti “noi non siamo migliori, ma diversi e molto più affidabili”. L’esponente Dem ricorda come il partito abbia “sostenuto il governo nel momento della pandemia e della crisi energetica, mentre la destra ha rincorso i No Vax e poi mandato a casa Draghi, quando famiglie e imprese non riescono più a pagare le bollette da sole. Non è nemmeno un voto tra il bene e il male, ma tra proposte radicalmente alternative: noi stiamo con l’Europa dei diritti e delle libertà mentre la destra guarda a Putin, Orban e Bolsonaro. Noi vogliamo una società più giusta, meno diseguale, innovativa”.

Dunque Bonaccini è pronto a contendere la leadership del PD dopo il 25 settembre. A parole il presidente dell’Emilia Romagna nega questa volontà, “il mio impegno ogni giorno in Regione è totale, così come adesso lo è in campagna elettorale”, spiega nell’intervista, anche di fronte ad una eventuale candidatura di Elly Schlein, sua vice in Regione e nome fatto da Letta per la segreteria dopo un suo eventuale addio. “Una discussione surreale”, la definisce Bonaccini, “lontanissima dai problemi delle persone. Stiamo sul pezzo e discutiamo di cosa serve all’Italia”.

Eppure una piattaforma politica su cui lavorare c’è già, ed è quella che ha consentito a Bonaccini di trionfare due anni in Emilia Romagna. A ricordarlo è lo stesso governatore, quando gli viene chiesto se auspica una riconciliazione con Renzi dopo che il partito ha già fatto rientrare Bersani, l’altro fuoriuscito dal Nazareno. Bonaccini ricorda infatti come a Bologna governi con PD, ma anche “civici, Italia Viva, Azione, Sinistra Italiana e Verdi”. “Le discussioni non mancano, figuriamoci, ma non c’è mai stato un giorno di crisi. Si può fare. Io voglio un Pd più forte in un centrosinistra più grande: non mi rassegno né alle divisioni né ai veti”, è il programma.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia