Il ministro agli Affari Regionali Francesco Boccia ha impugnato l’ordinanza della Regione Calabria che dal 29 aprile ha previsto la riapertura di bar, ristoranti, pasticcerie e agriturismi, anche se per il solo servizio all’aperto. Lo si apprende da diverse agenzie di stampa. Gli atti sono stati trasmessi come da prassi all’Avvocatura Generale dello Stato. Nel caso in cui la governatrice calabra, Jole Santelli, dovesse revocare l’ordinanza, il ricorso del governo non verrebbe depositato. Santelli sarebbe però dell’idea di mantenere la sua linea.

Il braccio di ferro tra la Calabria e il governo è diventato emblematico delle divergenze tra lo Stato e le regioni. Soprattutto quelle governate da presidenti del centrodestra, che in settimana hanno scritto una lettera-appello alla Presidenza della Repubblica e all’esecutivo per sollecitare maggiore autonomia di gestione e meno accentramento amministrativo, esercitato nella crisi attraverso i dpcm, nella cosiddetta Fase 2. Quella messa in atto dalla presidente della Calabria è stata quindi una sorta di fuga in avanti sulla fine del lockdown e l’allentamento delle restrizioni a partire da lunedì 4 maggio.

Mi auguro che la presidente Santelli segua le regole, quelle che disciplinano la vita nelle istituzioni. Lei le conosce bene e sa che quell’atto è illegittimo. Nelle ultime due videoconferenze non si è presentata, nemmeno confrontata e questo non va bene. Io l’ho chiamata perché ci conosciamo da anni, ha ancora tempo per ritirare l’ordinanza“, ha dichiarato il ministro Boccia sulla vicenda a Skytg24. Il ministro ha anticipato che se l’ordinanza non sarà ritirata verrà impugnata al Tar domani stesso. Nei giorni scorsi anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva affrontato la questione precisando come le misure regionali possono essere più stringenti rispetto a quelle nazionali ma non meno stringenti. E che quindi sarebbero da considerarsi non aderenti al decreto Covid, illegittime.

Altra accusa di Boccia è quella sui pochi tamponi condotti in Calabria: “Sono stati spediti 84mila tamponi. ma ne hanno fatti solo 37mila per 2 milioni di abitanti”. La Regione ha risposto dichiarando che il numero casi testati in Calabria è pari a 35.975  per una media di un test ogni 55 abitanti. “Tale risultato è tra i più alti tra le regioni del centro sud che registrano una media di 1 test ogni 60 abitanti”, ha argomentato la Regione.

Nel frattempo in Veneto il presidente Luca Zaia ha firmato l’ordinanza sulla Fase 2. Sarà permesso allenarsi individualmente, agli atleti professionisti e non, all’interno e a due metri di distanza; via libera agli spostamenti verso le seconde case ma per manutenzioni urgenti; obbligo dell’uso di mascherine e guanti (o gel igienizzante) per qualsiasi uscita; capienza individuata in un terzo dei posti per gli autobus e della metà per i treni (in vista di domani saranno attivati il 53% dei regionali). “È assolutamente in linea con i dettati del Dpcm senza alcuna prova muscolare – ha dichiarato in un punto stampa Zaia – va nella direzione della tutela della salute dei cittadini ed è dentro i limiti delle norme nazionali. Bisogna però che nei prossimi 10 giorni i numeri dei ricoveri e delle terapie intensive non risalgano altrimenti si richiude, si torna alla casella di partenza. E se partisse di nuovo, il contagio sarebbe una tragedia. Non può essere che l’incoscienza di pochi comprometta la libertà di tutti gli altri”.

Redazione