Il Brasile è nel pieno dell’emergenza coronavirus e il picco del contagio potrebbe non essere ancora stato raggiunto. Il Paese è ormai il terzo (dopo Stati Uniti e Russia) per numero di contagi totali al mondo, secondo i dati della Johns Hopkins University. I positivi sono 271.885; 17.983 i morti. Secondo l’Imperial College di Londra sarebbe il paese con il più alto R0 al mondo: ogni positivo potrebbe potenzialmente infettare in media 2,8 persone. L’emergenza era stata sottovalutata sulle prime battute dal governo. E anche ora il presidente Jair Bolsonaro, che aveva definito il covid-19 un'”influenzetta”, continua a minimizzare la crisi. Che tra l’altro potrebbe avere numeri perfino peggiori di quelli riportati: i tamponi vengono condotti solo sui pazienti più gravi che vengono ricoverati negli ospedali; senza contare il pericolo estremo che vivono le popolazioni indigene.

Mancano dispositivi di sicurezza; gli operatori sanitari morti a causa del virus sono stati 116; secondo il quotidiano Folha de S.Paulo in almeno 9 dei 27 stati il 70 per cento dei posti letto in terapia intensiva per i pazienti covid è occupato. BBC ha scritto che tra le cause del dilagare del contagio ci potrebbe essere la mancanza di una misura che preveda l’obbligo delle mascherine. Perciò la Camera brasiliana, martedì 19 maggio, ha approvato un decreto legge che estende l’uso dei dispositivi in tutto il Paese e non solo in alcune aree come previsto precedentemente. La sanzione prevista dal decreto è di 300 reais, una cinquantina di euro, che raddoppia nei casi di recidiva. La misura deve essere ora approvata dal Senato.

Nurses gather holding placards with the names of their colleagues who died in their fight against the new coronavirus pandemic, during a protest marking International Nurses Day, in Brasilia, Brazil, Tuesday, May 12, 2020. (AP Photo/Eraldo Peres)

Il personale sanitario, in occasione della giornata mondiale degli infermieri ha manifestato ricordando i colleghi vittime della pandemia. E proprio il presidente Bolsonaro è stato al centro delle critiche per la sua gestione dell’emergenza. Soltanto qualche settimana fa, ai cronisti che lo avevano interpellato sull’elevato numero di vittime, continuamente in crescita, aveva risposto: “E quindi?”. Bolsonaro continua anche a sostenere l’uso del farmaco clorochina, del quale ancora non sono stati chiariti gli effetti. O Globo fa sapere che il ministero della Salute ha liberato la prescrizione dell’antimalarico per tutti gli stadi del covid-19, pur senza aver comprovato la sua efficacia. Finora il dicastero ne aveva autorizzato l’utilizzo soltanto per i casi gravi. Resta la discrezione del medico ed è necessaria anche la volontà dichiarata del paziente. Bolsonaro fa parte della fronda di politici, come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che sostiene l’uso del farmaco.

Ripreso tra le strade di Brasilia senza alcun dispositivo di sicurezza e senza precauzioni; spaventato più dalla minaccia economica che da quella sanitaria; presente durante alcune manifestazioni contro le restrizioni anti-virus; Bolsonaro si trova nel mezzo della crisi più dura del suo esecutivo. Tanto da aver fatto ipotizzare ad alcuni giornali una probabile fine del suo governo. Hanno fatto molto discutere gli avvicendamenti presso il dicastero della Salute: il ministro Luiz Mandetta, molto apprezzato dall’opinione pubblica, era stato destituito il 16 aprile; il successore Nelson Teich si è dimesso per divergenze con il presidente; l’attuale titolare del dicastero Eduardo Pazuello è stato allora incaricato di diffondere le nuove linee guida per l’impiego della clorochina. Probabilmente per il governo il colpo più duro sono state le dimissioni di Sérgio Moro, il magistrato ministro della Giustizia che aveva condotto l’inchiesta anti-corruzione lava jato; quella che aveva portato alle dimissioni dell’ex presidente Dilma Rousseff e all’arresto dell’ex presidente Lula, entrambi leader storici del partito dei Lavoratori.

Hanno fatto intanto il giro del mondo le immagini di Manaus, nello stato di Amazonas, e delle fosse comuni utilizzate per seppellire i morti Covid le cui famiglie non possono permettersi cerimonia e tumulazione ordinarie. Risultano invece 44 le tribù di indios brasiliani colpite, secondo l’Articolazione delle popolazioni indigene del Brasile (Apib), per un totale di 610 casi e 103 morti. L’ultimo bollettino epidemiologico della Segreteria speciale per la salute indigena (Sesai), collegata al ministero della Sanità, indica invece 402 casi confermati e 23 decessi. La differenza starebbe nell’esclusione dal conteggio degli indios che vivono nelle aree urbane. Il primo caso in Amazzonia si era verificato il primo aprile, nella tribù dei Kokama.