Il presidente del Burkina Faso Ibrahim Traore ha affermato che la maggior parte dei cittadini africani non desidera il sistema democratico e che il Burkina Faso ha un proprio approccio totalmente alternativo. “La democrazia uccide ed il popolo deve dimenticarla”- ha tuonato Traore alla televisione nazionale burkinabe’, rilanciando con forza la rivoluzione. “La democrazia non fa per noi, siamo una nazione giovane che ha bisogno di crescere e di lavorare tanto – ha continuato il più giovane capo di stato del mondo – questi sono concetti occidentali che ci danneggerebbero e basta”.

Il capitano d’artiglieria Ibrahim Traore ha preso il potere con un colpo di stato nel 2022, abbattendo la precedente giunta militare che pochi mesi prima aveva conquistato il governo di Ouagadougou. Negli anni il nuovo leader burkinabe si è imposto all’attenzione internazionale come una figura che voleva riformare uno dei paesi più poveri dell’intero continente africano. Un’agguerrita propaganda russa lo ha dipinto come erede di Thomas Sankara, fondatore del moderno Burkina Faso ed eliminato dalla Francia perché ritenuto incontrollabile. Dopo quattro anni però la situazione della nazione africana è sensibilmente peggiorata con i network del terrorismo internazionale che dominano intere province nel nord.

La cacciata dei soldati di Parigi e la loro sostituzione con i mercenari russi dell’ex Wagner Group non ha prodotto risultati positivi per la popolazione, che ha visto l’insicurezza crescere sempre di più. “La verità è che la democrazia in Africa – o almeno quella che abbiamo visto in Burkina Faso – incarna ogni vizio: un bugiardo, un adulatore, un abile oratore”, ha affermato il leader della giunta. “Abbiamo il nostro approccio. Non stiamo nemmeno cercando di copiare nessuno. Siamo qui per cambiare completamente il modo in cui vengono fatte le cose. Dobbiamo diventare autosufficienti a livello militare e soprattutto economico- ha concluso il giovane capitano- e non sarà sufficiente lavorare otto ore al giorno per la patria, ma servirà molto di più”.

L’attuale giunta di Ouagadougou aveva promesso le elezioni presidenziali entro il 2024, ma tutto è stato rinviate di altri cinque anni ed i partiti politici sono stati sciolti perché ritenuti dannosi per il futuro della nazione. Oggi il Burkina Faso attraverso una fase molto complicata della sua storia con la giunta militare al potere che potrebbe trasformarlo in una feroce dittatura, nel tentativo di resistere al terrorismo islamico che minaccia una secessione nelle aree settentrionali, tutto mentre la popolazione fugge alla ricerca della salvezza.

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Matteo Giusti, giornalista professionista, africanista e scrittore, collabora con Limes, Domino, Panorama, Il Manifesto, Il Corriere del Ticino e la Rai. Ha maturato una grande conoscenza del continente africano che ha visitato ed analizzato molte volte, anche grazie a contatti con la popolazione locale. Ha pubblicato nel 2021 il libro L’Omicidio Attanasio, morte di una ambasciatore e nel 2022 La Loro Africa, le nuove potenze contro la vecchia Europa entrambi editi da Castelvecchi