«Sicuramente, negli ultimi anni, si è diffusa nel nostro Paese l’idea che all’interno del proprio domicilio si possa reagire impunemente. Partiamo allora da un dato oggettivo: i procedimenti definiti in dibattimento nei Tribunali italiani per la legittima difesa e per l’eccesso colposo della legittima difesa sono in numero ridottissimo rispetto all’elevatissimo numero di procedimenti penali pendenti in Italia. Quindi non ritengo che si possa parlare, ora ma anche negli anni precedenti, di un’emergenza della legittima difesa». L’avvocato Marco Campora, presidente dei penalisti napoletani, accetta di fare con il Riformista una riflessione a margine della tragedia che è avvenuta qualche notte fa a Ercolano, una tragedia che in qualche modo riaccende i riflettori su temi come legittima difesa, porto d’armi, giustizia fai da te.

Presidente Campora, le statistiche dicono che le licenze di porto d’armi sono molto numerose e la cronaca ha messo più volte in guardia sul rischio che una licenza per detenere un’arma sia scambiata per licenza di uccidere, nel senso che chi ha una pistola si sente legittimato prima o poi ad usarla. Su questo crede che abbia un peso il populismo giustizialista che una certa politica alimenta e asseconda?
«Penso che l’emergenza della legittima difesa sia stata veicolata e costruita per ricercare un consenso politico. Purtroppo il populismo giustizialista degli ultimi anni ha creato una visione distorta della realtà, ingenerando nei cittadini più paura e insicurezza nel tentativo di garantire una maggiore sicurezza. Il dato centrale penso sia questo, che quando si è costretti a reagire violentemente in frangenti di pochi secondi occorre che la persona sia moralmente ed eticamente formata e informata. È necessario essere consapevoli che non sono mai legittimati odio, rancore, vendetta. Ed è grave che si sia veicolata l’idea che i privati siano in qualche modo legittimati ad armarsi per proteggersi. Sono quindi del parere che l’uso e la diffusione delle armi non facciano altro che ingenerare ulteriore violenza, rendendo serio e concreto il pericolo che chi detiene un’arma, anche regolarmente, possa sentirsi in qualche modo legittimato ad usarla anche al di fuori del perimetro della legittima di difesa».

Una sorta di giustizia fai da te, quindi, una deriva da far west: crede che sia necessario rivedere e rendere più stringenti le regole e i requisiti per il rilascio del porto d’armi?
«La normativa in tema di porto d’armi sicuramente va rivista. Per detenere delle armi è necessario un grande equilibrio e una piena consapevolezza delle leggi che regolamentano l’uso legittimo di un’arma, in caso contrario si rischiano episodi terribili come quello accaduto a Ercolano».

Quando la difesa è legittima?
«La legittima difesa nasce per consentire la tutela di un diritto minacciato dal pericolo attuale di un’offesa ingiusta, non per punire l’aggressore. Quindi è bene riuscire a individuare limiti e caratteristiche della legittima difesa. Faccio un esempio: l’aggredito non può sparare alla schiena di un aggressore in fuga. Il problema centrale resta quello del bilanciamento tra l’aggressione e l’azione, il concetto di proporzionalità tra ciò che si perde e il danno che si determina. Se la vita viene messa in pericolo può esistere la legittima difesa, tuttavia c’è sempre una serie di variabili che restano e non si può prescindere da quello spazio di discrezionalità che deve rimanere in capo al giudice».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).