Per contrastare il caro bollette arrivano altri quattro miliardi ma il provvedimento sugli enormi utili fatturati delle aziende energetiche slitta ancora. “Stiamo proponendo di poter sterilizzare l’Iva, mettere mano agli oneri di sistema, un contributo una tantum da parte delle aziende che producono energia e che hanno fatto extraprofitti” ha detto Alessandra Todde, viceministro dello Sviluppo Economico.

Nel decreto che verrà varato domani dal Consiglio dei ministri non ci sarà però questa misura per calmierare i costi delle bollette. Secondo quanto emerge dopo la riunione di circa tre ore tra il premier Draghi e i ministri Franco, Giorgetti e Cingolani, il confronto sulle misure proseguirà anche domani mattina. Nel provvedimento potrebbe entrare però la cartolarizzazione di alcuni oneri di sistema che valgono altri 2,5 miliardi.

I rincari si tradurranno, secondo la presidenza di Alleanza Cooperative Italiane, in “un aumento di oltre 80 miliardi, questo è il conto che dovranno sostenere famiglie e imprese nel 2022”, un conto “insostenibile”.

Il vertice al ministero dello Sviluppo economico che aveva lo scopo di raccogliere dati e proposte per “definire i tempi e il perimetro dei settori emergenziali e per calibrare gli interventi del governo sulle diverse filiere, con priorità per chi è a rischio sopravvivenza, quando cioè l’interruzione produttiva può risultare più conveniente del proseguimento dell’attività”.

Il leader della Lega Matteo Salvini: “È necessario che il governo intervenga al più presto, servono almeno 30 miliardi. È auspicabile l’apertura di un tavolo anche a Palazzo Chigi. Famiglie, artigiani e imprese hanno bisogno di risposte rapide”. Confindustria chiede all’esecutivo “un atto di coraggio”.

Il viceministro dello Sviluppo Gilberto Pichetto a Sky Tg24 dice: “È naturale la necessità immediata un intervento almeno per i prossimi mesi e poi di misure più strutturali. Senza scostamenti di bilancio, gli spazi non sono un granché: al di là dei 2 miliardi circa per i ristori, il ragionamento può arrivare a 4-5 miliardi ma su questo il governo è al lavoro“.

Gianni Emili