La brutta campagna elettorale di queste settimane potrebbe essere messa in pausa per il caro energia e bollette? All’appello lanciato nei giorni scorsi dal leader di Azione e frontman del ‘Terzo Polo’ Carlo Calenda ha risposto oggi Matteo Salvini.

Il segretario del Carroccio dice sì alla proposta di Azione di un “time out della campagna elettorale e la necessità di riunirsi intorno a un tavolo per offrire a Draghi soluzioni contro il caro energia”.

Da Corigliano Rossano, in Calabria, dove è impegnato proprio per il suo tour elettorale, Salvini chiede alla politica di “unirsi” per fare fronte all’emergenza energetica, col prezzo del gas schizzato alle stelle con naturali e ovvie conseguenze per famiglie e imprese. 

La Lega chiede alla politica, uniamoci, oggi, domani dopodomani, di mattina, pomeriggio, notte non c’è bisogno di fermare la campagna elettorale come dice Calenda, perché ha capito che ha già perso – la stoccata di Salvini -. Esiste la tecnologia, le call, io propongo ai miei colleghi capi partito su tema luce e gas armistizio, pace, soluzione comune”.

Secondo Salvini il prezzo per intervenire a favore di famiglie e imprese è quantificabile in circa 30 miliardi di euro, necessari “per bloccare adesso gli aumenti delle bollette di luce e gas senza incorrere in sanzioni europee, senza essere accusati di aiuti di Stato – ha aggiunto -. Chiedo questo e mi aspetto che Calenda, Renzi, Letta Conte… Do per scontato che amici Silvio (Berlusconi, ndr) e Giorgia (Meloni, ndr) siano d’accordo. Troviamoci e diamo mandato a Draghi di portare in Consiglio dei ministri questa proposta”.

Le parole di Salvini offrono la sponda proprio al ‘Terzo Polo’. In primis Calenda, che su Twitter sottolinea come “almeno uno c’è arrivato. Dopo quattro giorni di insulti ma c’è arrivato. Chiamatelo armistizio o time out. È la stessa cosa. Vediamoci domani e proviamo a trovare un accordo per evitare il disastro: Enrico Letta,  Giorgia Meloni, Giuseppe Conte”.

E sempre dall’alleanza Azione-Italia Viva non si lesinano battute sull’improvvisa retromarcia del leader del Carroccio. A pensarci è il capogruppo di IV al Senato, Davide Faraone, che ricorda come “solo due giorni fa proposta fatta da Calenda e lui declina sfottendo con una frase idiota del tipo: ‘sa che perde e vuole interrompere la campagna elettorale’. Ora fa la stessa proposta come se fosse la sua. Grazie Salvini, come abbiamo fatto a non pensarci prima?”.

Con Salvini che sembra essersi autopromosso a ‘portavoce’ del centrodestra sulla questione, dall’altra per il Partito Democratico è il segretario Enrico Letta a entrare in prima persona nel dibattito aperto da Calenda e raccolto da Salvini. Anche per Letta “l’emergenza bollette è la principale priorità ora. Abbiamo presentato proposte, come hanno fatto gli altri partiti. Le iniziative che prenderà il Governo Draghi siano le più determinate e tempestive sia a livello nazionale, sia a livello europeo. Troveranno il nostro sostegno“.

Dai 5 Stelle invece fonti interpellate dall’Ansa fanno sapere che il partito da tempo chiede un confronto fra partiti sul caro-bollette. I pentastellati in particolare sottolineano come già sei mesi fa ponevano il problema dei costi di luce e gas, ma era definito “folle” perché parlava anche di scostamento. Inoltre, notano le stesse fonti, “mentre Calenda pensava solo alla campagna elettorale, Conte il 19 agosto su Facebook scriveva che la campagna non può nascondere queste urgenze e prospettava misure di immediato impatto su cui il M5s S è pronto a confrontarsi con tutte le forze politiche“.

Ma a smontare la corsa dei partiti è lo stesso esecutivo Draghi. Fonti di governo interpellate dall’Agi fanno sapere che, al momento, non c’è in lavorazione un provvedimento di questo tipo, nonostante il governo sia al lavoro sul dossier, anche in vista dell’appuntamento europeo di metà mese, quando si incontreranno i ministri dell’Energia, convocati dalla presidenza di turno del’Unione.

In particolare le stesse fonti spiegano che per ora non si è ancora parlato di una cassa integrazione scontata o gratuita per consentire alle imprese di fare fronte ai rincari. Quando si preparano provvedimenti di questo tipo, infatti, vengono preceduti da riunioni con i tecnici e i capi di gabinetto dei ministeri. Cosa che, finora, non è avvenuta.

Quanto al pressing in atto da parte dei partiti, che ora chiedono “interventi urgenti” e chiamano in causa il governo: “Siamo in affari correnti“, la replica secca della stessa fonte. E la proposta di Salvini di fare come la Francia riceve un “no comment“.

Redazione