C’è troppo carcere: il malato mentale cosa ci fa in cella?“. Lo chiede, sperando che si arrivi presto a una soluzione concreta (perché di parola ne sono già state spese tante), la ministra della Giustizia Marta Cartabia che torna ad affrontare il delicato tema del sovraffollamento dei penitenziari in Italia.

“Visitando le carceri mi sono resa conto che è un universo molto vario” e che “c’è bisogno di risposte diverse”. La presenza in carcere del malato mentale “destabilizza il clima ed è un problema per gli agenti del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria”, anche se “ci sono le Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, ndr) da potenziare”, così come “più si dà la possibilità di reinserimento, minore è il rischio della recidiva“.

Nel corso del suo intervento ad Atreju, la convention di Fratelli d’Italia oggi (8 dicembre) a Roma, la ministra si sofferma sul tema del sovraffollamento considerato sempre più “crescente” perché “siamo a oltre 54.500 detenuti su una capienza regolamentare di 43mila. E’ un problema molto serio. Bisogna aggredire questo problema su una pluralità di fronti”. Uno di questi è relativo ai carcerati di nazionalità straniera. In quest’ottica “ha ragione Meloni quando ha posto la questione degli stranieri – ha sottolineato Cartabia – Il 30% dei detenuti sono stranieri. Noi stiamo cercando di potenziare accordi ad esempio, con l’Albania: abbiamo aiutato a costruire delle carceri là perché possano tornare nella loro patria per espiare la pena”.

Altra strada indicata per sgonfiare le carceri è quella relativa alla pena alternativa: “Un piccolo furto – osserva la Ministra – non è uguale a un reato di mafia” e “si deve affrontare anche con le sanzioni alternative”. Problema, cronico, da risolvere è anche quello dell’edilizia carceraria “perché ci sono degli istituti davvero vergognosi”.

Redazione