Non c’erano esigenze cautelari basate su “requisiti della concretezza e dell’attualità” nei confronti del sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, coinvolto nelle indagini sugli affidi illeciti in Val d’Enza e accusato di abuso di ufficio e falso per l’affidamento di locali per la cura di minori.

A scriverlo è la sesta sezione penale della Cassazione nelle motivazioni che hanno spinto i giudici a revocare lo scorso 3 dicembre ogni misura cautelare per Carletti, annullando senza rinvio l’ordinanza del Riesame di Bologna che aveva sostituito gli arresti domiciliari disposti al sindaco con l’obbligo di dimora. La Cassazione rileva infatti che non c’è pericolo di reiterazione del reato o di inquinamento probatorio, osservando inoltre che il Riesame non ha indicato “elementi concreti dai quali sia possibile desumere le ragioni della persistente effettività del ravvisato ‘periculum libertatis’”.

Dalla Cassazione arrivano critiche alla decisione del Riesame che, “pur ammettendo l’inesistenza di concreti comportamenti posti in essere dall’indagato – scrivono i giudici – ne ha contraddittoriamente ravvisato una possibile influenza sulle persone a lui vicine nell’ambito politico amministrativo per poi inferirne, astrattamente e in assenza di specifici elementi di collegamento storico-fattuale con la fase procedimentale in atto, il pericolo di possibili ripercussioni sulle indagini“. Anche sull’ipotesi di reiterazione del reato da parte del primo cittadino gli ‘ermellini’ precisano che si tratta di un rischio di “natura meramente congetturale”.

LE REAZIONI POLITICHE – Le motivazioni della Cassazione hanno creato ‘terreno fertile’ per le polemiche politiche. Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva, su Facebook ha commentato con durezza: “”C’è bisogno di aggiungere qualcosa? Una persona massacrata sui media e sui social per mesi. Chi lo ripagherà mai per tutto quello che ha subito? Ecco dove porta la cultura di manette e galera. Meditate gente, meditate”.

Di tutt’altro tono invece le dichiarazioni di Matteo Salvini. Il leader della Lega durante un comizio in Emila Romagna non ha fatto marcia indietro rispetto alla campagna mediatica sul caso: “I ladri di famiglie vanno in galera. Tornerò a Bibbiano”, ha detto Salvini.