Su Pasquale Zagaria “c’è stato un grave errore del mio ufficio“. A dirlo è stato durante una audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia Giulio Romano, ex direttore generale della direzione detenuti e trattamento del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

Romano aveva rassegnato le sue dimissioni a seguito di quelle dell’allora capo del Dap Francesco Basentini, travolto dalle polemiche sulle rivolte nelle carceri e sulle scarcerazioni dei boss mafiosi.

In particolare Romano, riferendosi alla scarcerazione del fratello del boss dei Casalesi Michele ‘Capastorta’ Zagaria, ha spiegato che “è stato accertato un errore nell’indicazione della posta elettronica del dipendente del tribunale di Sassari, imputabile all’ufficio e al personale della direzione che io dirigevo”.

Dichiarazioni che hanno provocato un polverone politico. Il presidente della commissione Antimafia, il grillino Nicola Morra, si è detto “esterrefatto” delle dichiarazioni di Romano e lo ha invitato quindi a ritornare in commissione convocandolo per la giornata di domani, per proseguire l’audizione.

Pasquale Zagaria è considerato la mente economica del clan dei Casalesi: si consegnò dopo diciassette anni di latitanza alle forze dell’ordine nel giugno del 2007. Il caso relativo alla ‘scarcerazione‘ di Pasquale Zagaria è finito nei giorni scorsi alla Corte Costituzionale. Il tribunale di sorveglianza di Sassari ha infatti deciso di sollevare questioni di legittimità costituzionale in riferimento agli articoli 2 e 5 del decreto legge 29 del 2020 per violazione degli articoli 3, 27 comma 3, 32, 102 comma 1, 104 comma 1 della Costituzione.