L’offerta del fondo statunitense Kkr non vincolante e indicativa per l’acquisizione delle azioni di Tim ha fatto tornare a parlare del Golden Power. Si tratta dello strumento che permette al governo di opporsi all’acquisto di imprese considerate strategiche. Lo strumento è valido nei settori della difesa, dell’energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni ed è stato introdotta nel 2012 con il decreto-legge n. 21 del 15 marzo ed è stato modificato nel 2019.

Il Golden Power ha permesso di superare la cosiddetta “Golden Share” che nel 2009 fu una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea che riteneva che con tale strumento il sistema italiano andasse oltre l’obiettivo di salvaguardare l’interesse nazionale. Lo strumento si esercita anche in settori strategici come quello dell’energia e dei trasporti e delle comunicazioni. Nel 2019 vennero introdotte alcune modifiche che allargano l’esercizio dei poteri speciali anche alle reti di telecomunicazione elettronica a banda larga con tecnologia 5G.

Il Golden Power permette di bloccare o porre condizioni all’acquisto da parte di gruppi stranieri di imprese ritenute d’interesse vitale per lo Stato. L’esecutivo si può anche opporre a determinate delibere aziendali in base all’interesse nazionale. Si può parlare, come riassume AdnKronos, di una sorte di “potere speciale” per indicare condizioni specifiche all’acquisto di partecipazioni e può anche potte veti in determinati settori. “In Tim c’è la rete, che è il vero asset strategico per il Paese. Dunque, il Golden Power viene esercitato per ciò che riguarda la rete, su cui il governo vuole avere giustamente voce in capitolo”, ha detto a SkyTg24 Business il giornalista del Corriere della Sera Federico De Rosa. “Tim ha sia la rete italiana, fissa e mobile, sia una parte importante di quella internazionale, costituita in una società che si chiama Telecom Italia Sparkle, che possiede oggi la quinta rete internet più importante al mondo”.

Vivendi, il maggiore azionista di Tim con il 23,5% del capitale – il resto è un azionariato composto da investitori istituzionali esteri, italiani, il 9,8% è dei Cassa depositi e prestiti, controllata all’80% dal Mef – , ha chiarito la sua posizione facendo sapere che non venderà la sua quota e definendo l’offerta di Kkr non adeguata, “insufficiente”. La manifestazione di interesse “amichevole” e non vincolante da parte di Kkr è per il 100% di Tim a 0,505 centesimi ad azione per una valutazione complessiva di 11 miliardi di euro. Secondo il Financial Times il fondo punta a dividere in due l’azienda. Dopo l’annuncio di Vivendi le azioni di Tim sono andate in negativo fino a perdere l’1,2%. Secondo Bloomberg il fondo Usa starebbe valutando un rilancio che oscilla tra 0,7 e 0,9 euro per azione che porterebbe a valutare Tim più di 19 miliardi di euro, fino all’80% in più rispetto a quanto preliminarmente indicato.

“Il governo valuterà giustamente l’interesse pubblico che è sotteso a una rete che ha profili anche strategici quando l’Opa ci sarà e quando il piano sarà dettagliato. in questo momento c’è soltanto una manifestazione d’interesse”, ha dichiarato il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti a margine dell’inaugurazione di Eicma a Rho Fiera di Milano. “L’aspetto è ovviamente di enorme complessità. I sindacati sono legittimamente preoccupati, dopodiché vedremo la proposta che viene avanti e vedremo le decisioni che adotterà il consiglio di Tim venerdì”. Il Presidente della Consob Paolo Savona è intervenuto precisando che l’offerta non è stata ancora formalizzata e che “noi possiamo intervenire solamente quando riusciamo, e siamo già intervenuti, ad avere l’informazione”.

L’offerta di KKR per Tim

KKR è un fondo di investimento da 400 miliardi di euro nato negli anni Settanta specializzato nell’acquisto di società, solitamente molto indebitate, tramite prestiti forniti dalle banche. Lavora già in Italia con Tim in FiberCop, con una quota del 37,5%, l’azienda incaricata dei collegamenti in fibra o rame tra le cabine di derivazione. Tim è la principale azienda di telecomunicazioni italiana, ritenuta strategica perché sulle sue reti passano i dati di milioni di utenti, compresi quelli della pubblica amministrazione. Vivendi ha pagato l’ingresso in Tim al prezzo di oltre un euro ad azione. Il ministero dell’Economia aveva definito in un comunicato che l’interesse di soggetti esteri “a fare investimenti in importanti aziende italiane è una notizia positiva per il Paese. Se questo dovesse concretizzarsi, sarà in primo luogo il mercato a valutare la solidità del progetto”.

Il governo ha annunciato la formazione di un “Gruppo di lavoro” con il ministro dell’Economia Daniele Franco, l’amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti Dario Scannapieco e il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera per studiare il dossier e comprendere le intenzioni di KKR. Il fondo americano aveva proposto quattro settimane di tempo alle parti per valutare la situazione. Giovedì 25 novembre sarà presentato il piano industriale di Cassa depositi e prestiti il prossimo 25 novembre e il giorno successivo si terrà il consiglio di amministrazione di Tim.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.