«Il divario tra Nord e Sud può e deve essere colmato e nel rilancio del Mezzogiorno sarà fondamentale l’apporto dei privati: ci sono molti servizi gestiti dal pubblico che non funzionano e coinvolgere i privati aiuterebbe molto». Ne è convinto Vincenzo Schiavo, vicepresidente di Confesercenti nazionale, con delega a rappresentare il Mezzogiorno.

Presidente, il 70% delle imprese di tutto il Paese si trova al Nord. Come si riequilibrano questi numeri?
«Il Sud ha assolutamente bisogno di avere infrastrutture che consentano all’imprenditore di avere l’opportunità e la volontà di investire qui. Noi non possiamo immaginare che un’impresa del Sud non abbia mezzi di trasporto veloci, che se deve trasportare la merce gli costa tre volte in più rispetto a quanto la stessa operazione costa a un’impresa del Nord. Oggi pensare all’internazionalizzazione per un’impresa del Sud costa almeno un quarto in più rispetto a un’impresa del Nord, perché da qui per portare la merce all’estero bisogna caricarla sui camion e portarla negli hub di Milano e Roma o in quei porti che sono Genova e Venezia dove poi partono per il resto del mondo. Tutto questo crea grandi difficoltà e soprattutto non crea interesse a investire nel Mezzogiorno. Noi dobbiamo attrarre imprenditori dall’estero ma non devono venire qui a costruire delle cattedrali nel deserto ma devono cercare di costruire dei luoghi dove le famiglie possano vivere, dove ci sia produzione economica, dove ci sia crescita del Pil, evoluzione tecnologica, cultura. Cose che oggi qui non ci sono e se ci sono si tratta di casi sporadici, di eroi che resistono contro tutto e contro tutti».

Al Sud c’è il 45% di disoccupazione giovanile contro una percentuale del 17% che invece si registra al Nord. Come si inverte la rotta?
«Il reddito di cittadinanza sta un po’ drogando quelli che sono i bisogni reali delle persone, noi non dobbiamo educare le persone ad avere un reddito senza una produzione reale, ma dobbiamo invogliare le persone a lavorare e dobbiamo garantire un giusto reddito. Per fare questo dovremmo abbassare il costo delle tasse sul lavoratore, in modo da far risparmiare l’imprenditore e avvantaggiare il dipendente».

Come dovrebbe cambiare il rapporto pubblico – privato?
«Dobbiamo fare dei passi da gigante in questo senso. Il pubblico deve garantire dignità di servizi a tutti, ma il privato ha e deve assolutamente avere un ruolo centrale nel rilancio del Mezzogiorno. Per esempio ci sono molte carenze nel sistema dei trasporti, nei prossimi cinque anni costruiremo una nuova rete di metropolitane e ferrovie ma nel frattempo perché non mettiamo il privato in condizione di affiancare il pubblico per cercare di non creare disservizi ai cittadini? Credo che bisognerebbe coinvolgere il privato in tutti quei settori dove può intervenire. Penso a Bagnoli, dove il privato potrebbe iniziare a costruire e fare quello che negli ultimi quarant’anni non si è mai fatto. Penso anche all’albergo dei poveri, sono luoghi che abbiamo lasciato morire e che invece i privati potrebbero guardare con interesse. Perché non far partecipare gli imprenditori a questi progetti strategici per la città e metterli in condizioni di investire per creare produttività, tecnologia, innovazione? Elementi essenziali per accorciare la distanza tra Nord e Sud. Ora è il momento di correre».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.